Il degrado civile e il ruolo dei giovani

Negli ultimi trent’anni, la scoperta del malcostume della politica ha assunto rilievo mediatico e, quindi, sociale influenzando gli umori, anche i più bassi, della popolazione, alimentando caccia alle streghe da maccartismo, giudizi sommari, sentenze popolari.

Tangentopoli, nata come inchiesta locale, ha rappresentato non uno spartiacque giudiziario, ma politico e istituzionale, segnando in peggio il futuro dell’Italia repubblicana.

D’altra parte, non è servita a “dare l’esempio” l’inchiesta milanese, poiché assistiamo al ripetersi microscopico di piccole “tangentopoli” quasi quotidianamente, che finiscono per alimentare il “mito” del corruttore e della sua rete di influenze e ricattabilità.

Il “sistema”, ormai consolidato, esclude chiunque non voglia farvi parte, sempre di meno, e alla richiesta generica di manette che accompagna gli arresti non segue un’opera collettiva di esame di coscienza personale e sviluppo di senso civico, etica e moralità.

La “legge morale dentro di noi” di kantiana memoria non esiste più, dal momento che non esiste neanche il rispetto per le leggi scritte, genericamente chiamato “legalità”.

Il ruolo dei giovani volenterosi oggi è – oltre allo studio e alla formazione individuale, requisiti imprescindibili per chiunque – porsi domande, più possibile, tentare di dare risposte concrete, evitare facili populismi, chiedersi se sia giusto votare per questo o quel candidato soltanto perché offre qualcosa a me e non a tutti, comprendere che in democrazia il cittadino è complice, diretto o indiretto, delle malefatte del potere se non fa nulla per contrastarle e prevenirle.

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