Parigi, il terzo incomodo di Grecia e Turchia

Mare Nostrum o Notre Mer?

Le premesse per un conflitto interno alla NATO

Non è novità dei giorni odierni che tra Ankara e Atene non scorre per nulla buon sangue, coi Greci che non perdonano ai turchi secoli di oppressioni ottomane, culminate con il genocidio dei Greci del Ponto, nel secolo scorso.

Del resto, dopo lo “Scambio di popolazioni” del 1923, le relazioni tra le due nazioni sembravano essersi normalizzate, o quanto meno, Ankara e Atene erano diventati dei “coinquilini con ben poco interesse nel riconciliarsi”, se così si può dire, sorvolando sulle riduzioni e sulle limitazioni di tale frase.

Nei giorni scorsi però, lo scenario dell’Egeo si è nuovamente infiammato, dopo un’apparente calma a seguito delle tensioni causate dalla crisi migratoria al confine turco europeo in Tracia. Questa volta, la causa dello scoppio delle tensioni è stata la decisione di Atene di espandere il proprio confine marittimo da 6 a 12 miglia nautiche, nel rispetto di quanto previsto dal Diritto Internazionale del mare. Tuttavia, a causa della conformazione dell’Egeo e del confine greco-turco, tale mossa va a limitare in maniera consistente la libertà di navigazione Turca nello stesso Egeo.

Negli scorsi giorni abbiamo assistito a un’escalation di eventi, mosse e contromosse che hanno tutta l’aria di preannunciare un conflitto armato. Con la Turchia che prima ha schierato mezzi blindati al confine, a cui ha risposto la Grecia con misure analoghe, per arrivare addirittura a spostare 40 carri armati Leopard. Tutto questo movimento nel Mediterraneo, ovviamente, ha attirato le “amorevoli e disinteressate” attenzioni di Parigi, è infatti notizia di oggi che il Presidente Macron e il Premier Mitsotakis, avrebbero raggiunto un “accordo” sulla questione.

Le poche notizie disponibili sulla questione sono state fornite dal quotidiano greco Kathimerini che menziona un accordo per l’acquisto greco di alcuni Caccia Multiruolo Rafale della generazione 4.5 e altri equipaggiamenti di nuova generazione per l’esercito ellenico, tuttavia non è da escludere, viste le ambizioni egemoniche di Parigi, che tale accordo includa, come anche è timore di vari protagonisti internazionali come NATO e UE, un accordo di difesa, qualora la Grecia fosse attaccata.

Dopo questa digressione introduttiva, possiamo passare all’analisi dell’autore sulla questione.

Mare Nostrum o Notre Mer? Qual’è il futuro del Mediterraneo?

Gli avvenimenti degli ultimi anni, hanno dimostrato un innegabile predisposizione, di Parigi, all’egemonia nell’area Mediterranea, con mirate azioni, più o meno in vista, atte a destabilizzare regioni “scomode” per poi intervenire al fine di trarre il proprio vantaggio, come nel caso della Libia. O anche, la rapidità, quasi come uno sciacallo, ad approfittare del fato per allargare i propri orizzonti, come nel caso dei fatti recenti di Beirut.

Negli ultimi anni Parigi è andata creandosi una sorta di “Spazio vitale” nel mediterraneo; un’area dove operare come potenza egemonica e da cui trarre le risorse per affermarsi come una superpotenza dominante anche sui tavoli di Bruxelles e sullo scacchiere internazionale.

Interventi Francesi e zone sotto l’influenza diretta o indiretta di Parigi

Ma qual’è il lato negativo di ciò? Da europeista direi nessuno, da atlantista criticherei il fatto che ciò stimola tensioni interne alla NATO, ma da una prospettiva italiana, ciò va analizzato in maniera molto più critica, soprattutto nei confronti dell’Italia. Anni di politica instabile, continui cambi di governo e instabilità, mescolato con politiche anti-crisi che hanno ritardato la ripresa dalla crisi economica del 2012, hanno fatto sì che il nostro Paese non avesse un’Agenda di politica estera che potesse essere incisiva e determinante come quella d’oltralpe (sorvolando anche sulle varie e diverse posizioni ideologiche partitiche che si sono susseguite assieme ai governi).

Questo ci ha sostanzialmente messo in una posizione diplomaticamente debole, per la quale oggi ci ritroviamo sottomessi alle azioni geopolitiche di attori come Francia, Turchia ed Egitto, in un’area storicamente di nostra competenza: il Mediterraneo.

Di fatto, non molti giorni fa, la stessa Turchia ha estromesso quasi completamente la presenza italiana dalla Libia, assumendo il controllo di buona parte quelle poche funzioni logistiche e di aiuto ai civili, che erano riservate all’EI in Libia.

Ci stiamo facendo strappare di mano il Mediterraneo e non abbiamo una leadership abbastanza forte da invertire questa tendenza, e la tensione Greco-Turca, con l’intervento della Francia in favore di Atene, ne è l’ennesima dimostrazione.

D’altro canto, Parigi stà dimostrando una linea politica estremamente elaborata e machiavellica che, nonostante l’assenza di altri “rivali alleati” nello scenario mediterraneo, le rendono meritati i successi che incassa sia sul piano diplomatico che sul piano logistico e pratico.
Non resta che giungere quindi alla grande domanda: Si può ancora parlare di “Mare Nostrum”, o ormai ci stiamo avviando inesorabilmente verso un “Notre Mer”?

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