Storia d’un Paese d’Arte

L’antica Roma, il Rinascimento “Italiano”, il medioevo ed il Regno di Sicilia, l’enorme storia politica e artistica del Vaticano, dalla sua nascita ai giorni d’oggi, l’epoca preistorica, e ancora si può continuare. Il nostro Paese ha resti e ricordi di ogni epoca della storia, e in ogni parte del suo territorio, da nord a sud, nelle grandi città e nei piccoli paesi di provincia. Quante volte abbiamo sentito dire nelle discussioni dove si elencano i tanti problemi del nostro Paese che ” l’Italia può vivere di turismo !” ma “Non sappiamo sfruttare i nostri tesori!”. Se si analizza bene questa affermazione si sa certo ovviamente che non è completamente corretta, ma fa riflettere su quanto può essere veramente fatto e come, con ciò che è a nostra disposizione. Va ricordato che l’Italia è il Paese con il più alto numero di luoghi culturali riconosciuti DALL’UNESCO (53), non è una cosa da poco. Ovviamente le prime cose che vengono in mente quando si pensa al patrimonio storico-artistico della Penisola sono il Colosseo, il Pantheon, Pompei, gli Uffizzi con tutte le sue collezioni, la Torre di Pisa e così via.
Ora, fermiamoci già qui un attimo per analizzare meglio come vengono preservati e sfruttati questi “grandi reperti”. Per esempio proprio gli scavi di Pomei, anche tra i reperti più sotto i riflettori della televisione. Per Pompei è possibile dire che è in continua escavazione, e spesso vengono alla luce nuovi reperti, affreschi, fondamenta di palazzi e abitazioni e così via. Ma tristemente sono anche frequenti le notizie di altre domus che hanno cedimenti vari, o che vengono vandalizzate da turisti di ogni provenienza. Stessa cosa per il famoso Colosseo , o Anfiteatro Romano, famosissima attrazione internazionale dell’epoca classica, ma anche qui non mancano i brutti episodi di vandalizzazione o di cedimenti a causa della scarsa manutenzione. Insomma un atteggiamento paragonabile a quando compriamo qualcosa di nuovo: prima vogliamo a tutti costi una cosa nuova, poi quando la otteniamo i primi tempi la trattiamo con estrema cura, ma col passare del tempo ci “stanchiamo” e badiamo poco alla cura di ciò che abbiamo, ed è la stessa cosa quando ritroviamo qualche vecchio reperto, o almeno era così. Perchè da un pò di tempo sembra essere svanita – fatta qualche eccezione – anche la voglia di investire per scoprire nuove meraviglie del passato. Si può fare un esempio molto semplice sempre riguardante il periodo classico nella zona più o meno vicina a Pompei. In un altro paese del vesuviano – ossia i paesi della provincia di Napoli più vicini allo storico Vulcano ricordato dal giovane Plinio – dal nome di Somma Vesuviana è probabilmente localizzata l’abitazione in cui morì il primo imperatore romano, Ottaviano Augusto, che secondo le scritture passò i suoi ultimi istanti 《 presso Nola》, ma a tale domus non è mai stata data la giusta attenzione, tanto è vero che insieme a qualche spinta privata di cittadini interessati alla scoperta di questo luogo dalle cento meravigli sono arrivati ad investigare l’area alcuni ricercatori dell’Università di Tokyo, non esattamente dietro l’angolo.
Inoltre , poi, proprio nella moderna Nola è presente invece un altro parco archeologico, molto meno noto, ma questa volta risalente al periodo del paleolitico, un sito archeologico tristemente anche poco funzionante. Per non parlare della tomba di Scipione situato a Giugliano in Campania , comune invece tristemente noto più per le ecoballe e la terra dei fuochi.
O ancora il teatro risalente alla Magna Grecia a Taormina. O il Palazzo Mediceo situato nel comune di Ottaviano sempre nel Vesuviano – per non elencare tutti i siti poco conosciuti di tutta l’area circostante la Montagna. Nel nord del nostro Bel Paese non va messa in secondo piano la storia medievale e rinascimentale ovviamente poi. Come i comuni di Bobbio, Castel d’Arquato e Gazzola in provincia di Piacenza, piccoli comuni caratteristici per i loro resti medievali, dai borghi antichi rimasti fermi nel tempo , ai non pochi edifici ( chiese, castelli, fortezze, monasteri e torri) riconducibili alla stessa epoca, come il Castello di Rivalta situato in una frazione dell’ultimo dei tre comuni elencati. Se saliamo ancora più a nord poi, in Lombardia ,possiamo trovare a Monza il Parco e la Villa di Monza, un ricordo che può farci viaggiare tra l’epoca napoleonica, l’eredità del dominio austriaco e non solo. Mentre in provincia di Brescia possiamo tornare fino alla preistoria con le incisioni di Val Camonica, il primo sito italiano riconosciuto dall’UNESCO nel 79′. Insomma , come detto prima, l’Italia è bella tutta, e letteralmente ovunque è possibile trovare un pezzo di storia e di arte. Ora però torniamo ai nostri giorni.
La pandemia ha dato un brutto colpo all’economia in tutto il mondo, ed in Europa. Per questo l’UE per cercare di risollevare la propria economia unitaria e delle singole Nazioni che compongo la comunità ha promosso l’ormai famosissimo Recovery Fund. In parole povere un insieme di risorse economiche miste tra soldi a fondo perduto (ossia che non vanno restituiti) e prestiti , che andranno a finanziare i piani di rilancio dei singoli Stati. L’Italia , come è noto ne riceverà la quantità maggiore con quasi 209 miliardi di euro. Ora tocca al nostro Paese, cone a tutti gli altri, preparare i piani di rilancio.
Nelle linee guida rilasciate si parla di un programma diretto con miglioramento delle infrastrutture, investimenti in sanità e ricerca e così via.
A questo punto mi permetto di dare qualche consiglio per eventuali proposte e riforme concrete nel settore culturale e storico che può pure abbracciare altri settori e mestieri. Un esempio sarebbe quello di finanziare la creazioni di app o programmi innovativi per i tanti siti culturali per dare la possibilità alle diverse località di essere “visitate” anche a distanza e quindi anche evitare ripercussioni negative sulla salute a causa di sovraffollamenti ora nel periodo covid o rendere più interattive le visite fisiche, oltre che poter dare una mano alle tante persone preparate in ambito storico-artistico – come storici e archeologi – , informatico – cone programmatori o grafici – e linguistico – come i traduttori. O ancora grazie alle nuove risorse potrebbero essere messe sotto i riflettori quelle località meno note che potrebbero invece raccontare molto e dare altrettanto lavoro. E potrebbero essere anche investiti, questi soldi, per difendere, rivalutare e migliorare quei luoghi in difficoltà.
Queste però come detto sono proposte , ma intendono essere dei veri consigli per far sì che le risorse a nostra disposizione vengano usate bene e che le nostre tante perle ricevano il giusto trattamento.

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