IL CALCIO INCONTRA L’ECONOMIA

Quando un novizio si affaccia al mondo del calcio per la prima volta, in particolar modo se ha già seguito un altro sport nazionale, noterà in maniera lampante che rispetto ad altre attività sportive professionistiche italiane, nel calcio il denaro ha una rilevanza enorme e senza di esso una squadra di qualsiasi categoria non può andare avanti per molto. Ciò avviene perché il calcio è lo sport più seguito e praticato in Italia e intorno ad esso girano milioni e milioni di euro che non potrebbero mai entrare a far parte di sport “minori” come la pallavolo o il basket. Un club di calcio è innanzitutto un’azienda e come tale deve stilare annualmente un bilancio che, come quello aziendale, deve chiudersi in positivo; deve inoltre gestire economicamente le spese relative alla manutenzione dei campi di allenamento e quello da gioco, la sede della squadra, pagare i vari stipendi e negoziare nuovi contratti al fine di migliorare il proprio team pur sempre rimanendo nei ranghi consentiti dal bilancio. 

Chiedersi come fa una società a guadagnare tanto da poter operare in maniera importante sul mercato è una domanda più che lecita ed anche se la risposta può sembrare semplice, non è proprio così. Innanzitutto una società calcistica(considerando squadre militanti in serie A)  guadagna una certa somma di denaro all’anno dai diritti televisivi che si accordano ogni triennio. Da questo punto di vista ci sono stati dei cambiamenti derivanti dalle leggi di bilancio fatte dal governo italiano che hanno cambiato i criteri di ripartizione dei diritti TV modificando le vecchie percentuali in: 50% del totale da dividere in parti uguali tra le squadre, 28% da dividere in base alle performance sportive, 17% in base al numero di spettatori paganti nelle partite casalinghe e all’audience fatta registrare in TV durante le partite, ed il 5% da suddividere in base al minutaggio che hanno i giocatori provenienti dal vivaio della squadra. Proprio quest’ultimo punto è di fondamentale importanza per permettere ad una società che opera in un mercato piccolo di diventare importante a livello nazionale. L’esempio più lampante è quello dell’Atalanta che fino a qualche anno fa sembrava essere una squadra mediocre, ma che grazie allo sviluppo del vivaio ha potuto fondare un team estremamente competitivo che l’ha portata ai vertici del calcio italiano. Avere un vivaio importante e riconosciuto a livello nazionale è fondamentale per una società che, grazie ai propri giovani, può crescere come squadra o come azienda riuscendo a concludere operazioni di mercato con club interessati, generando così delle plusvalenze che occorrono alle squadre per poter crescere a livello economico. Il concetto di plusvalenza in economia è molto semplice e consta nel vendere un prodotto ad un prezzo superiore a quello di acquisto; nel calcio il principio è lo stesso con la differenza che ad essere venduto è il cartellino del giocatore in questione che può di conseguenza generare una plusvalenza o una minusvalenza. Maestro di questa pratica di guadagno è il presidente del Napoli Aurelio De Laurentiis che grazie alle plusvalenze milionarie come quella di Higuaìn (pagato 35 mln e venduto a 90 con una plusvalenza di 55 mln) riesce da anni a mantenere il bilancio di una squadra di vertice come il Napoli sempre in positivo, rimanendo così una delle pochissime squadre in Europa a riuscirci. La maggior parte dei grandi club tende infatti a consegnare bilanci negativi andando contro uno degli aspetti economici più importanti del calcio: il Fair Play Finanziario; ovvero il modo che ha la UEFA di controllare le folli spese del mercato calcistico istituendo una pratica di revisione su tutti gli acquisti e le vendite fatte affinché esse possano risultare regolari e valevoli per il bilancio, che non necessariamente deve chiudersi in positivo siccome al suo interno non vengono conteggiate tutte le entrate. Tuttavia esso deve rispettare alcune regole che impediscono di creare dislivelli economici per i quali la squadra più ricca può spendere di più ed avere la formazione più competitiva. La pena per non aver rispettato il Fair Play Finanziario è dura e costa l’esclusione da tutte le competizioni UEFA ed il blocco del mercato per un dato periodo di tempo finché i bilanci non saranno regolari. Per questa ragione molte società tendono ad avere sessioni di mercato prolifiche ed altre dove sembra stiano a guardare ma esse lo fanno per rientrare in vincoli di bilancio che appartengono strettamente alla materia economica che dunque gioca un ruolo di fondamentale importanza anche in un mondo che sembra così lontano come quello del calcio, che se ispezionato a fondo risulta essere uno sport molto più complicato del semplice “correre dietro un pallone” come spesso banalizza chi non ha voglia di entrare in questo mondo.

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