Italia in rivolta: cosa succede e cosa può significare?

Il 23 Ottobre scorso – come abbiamo visto – a Napoli è successo qualcosa che si aspettavano in pochissimi. Dopo l’ennesimo Decreto del Presidente Conte che applicava nuove restrizioni al mondo del commercio e della movida i commercianti – ed i loro dipendenti – sono scesi per la città disperati e arrabbiati e hanno in un’onda d’ira messo a soqquadro le zone interessate dalla lora marcia. Subito in tempo reale abbiamo visto le immagini della violenta manifestazione che si è estesa anche in forma minore in alcuni paesi della provincia partenopea. Da “semplici” urla e slogan si è presto degenerato in molotov, fumogeni e scontri con l’anti-sommossa, diretti verso la sede della Regione – simbolo più vicino delle istituzioni. Da quella notte inutile dire che erano non pochi i danni fisici registrati e si fecero da subito anche i conti con la giustizia. Sono partite subito indagini per capire chi erano i capi-movimento, chi gli organizzatori dei gruppi in rivolta ecc.
E durante le indagini su quel venerdì sera sono state trovate anche informazioni che portavano ad un coinvolgimento di clan cammorristi, ultras, centri social ed estremisti politici. Da allora sono state fatte mille ipotesi sulla vera natura delle rivolte e molti sono arrivati a semplicemente definirle eventi organizzati da Cosa Nostra e da movimenti Neofascisti, di fatto dichiarando “chiuse” le indagini sulle origini e motivazioni di un fenomeno che dal 23 ora si presenta in tutta la Penisola. Catania, Torino, Milano e Roma le altre città di cui si sta sentendo parlare , dove le sommosse sono state più forti, caotiche o semplicemente più pubblicizzate rispetto ad altre. Il fenomeno che si è sparso dalla città Partenopea e che a macchia d’olio ha portato altre metropoli a urlare tutte insieme “Libertà” e “Facciamo come Napoli” non è possibile però etichettarlo semplicemente dichiarandolo figlio della malavita ed estremismo. E non lo è per diversi motivi. Si rischia in primis di non dare il giusto peso ad un fenomeno sociopolitico di grande valore, anche storico e già qesto è un danno. Ma in secondo luogo – non certamente per importanza – si rischia con una tale semplificazione, di alimentare lo stesso fenomeno denigrando le sue motivazioni e valore sociale. Dire: erano tutti camorristi e ultras alimenta una violenza che poi diventa – se non lo era prima – intenzionale. E ovviamente presupponendo che non tutti i manifestanti “veri” hanno avuto e stanno avendo un atteggiamento violento, è comunque sbagliato svalutare il fenomeno dicendo che tutti i violenti erano malavitosi. Perchè anche se la legge è la legge e non va scavalcato in alcun modo, se una persona è disperata, la ragione non è più possibile controllarla con facilità e si cerca ogni modo possibile per farsi ascoltare.
Inoltre c’è anche un altro motivo per non semplificare i moti in atto. Come va sempre ricordato l’Italia nonostante l’unità politica è un Paese disomogeneo nella sua storia, su molte cose, e la società italiana da Milano a Palermo è piena di tante sfumature. Quindi mentre al nord gli ambienti sovversivi delle sommosse possono essere causate probabilmente più da movimenti di schieramento politico estremo o anarchico al meridione invece le manovre esterne possono essere spinte da camorra o centri sociali nella maggior parte mentre gli ambienti neofascisti sono in minoranza.
Come detto poi, in tutto questo non va dimenticata la ragione-nucleo che ha fatto traboccare il vaso, ossia la rabbia ed il malumore sociale. Perchè è vero che dalla pandemia è nata una crisi economica che colpendo gli assembramenti ha colpito anche diversi settori economici collegati fra loro che a loro volta hanno portato giù altri settori ancora – perchè si sa l’economia è tutta collegata.
E non va nemmeno dimenticato che l’Italia dalla crisi del 2008/2009 non si è mai ripresa del tutto e di fatto questo è stato come un colpo ad un mutilato.
Non è certo facile governare un Paese, tantomeno gestirlo in una situazione critica come una guerra o una pandemia, ma forse questo deve far riflettere oltre che a tutti noi come cittadini ai nostri dirigenti e gruppi politici , che da qualche decennio a questa parte hanno ostruito la macchina statale con burocrazia disordinata e disuguale, impedendo una crescita economica e sociale che ha bloccato il nostro Paese.
Se è vero che dal disordine nasca un nuovo ordine si prepari per una rinascita forte e giusta. E si faccia qualcosa prima che i moti degenerino veramente in un caos incontrollabile.

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