Il nazi-femminismo e il campo minato del mondo gender.

Nel nostro Paese possiamo indicare il 1946 come l’anno di partenza verso la parità di genere. Nella storia del mondo però non è la prima data che indica tale fenomeno, e neanche si può dire che in passato in certi casi non esistesse già una forma di parità di genere. Esempio più semplice è la civiltà Spartana dove il “sessismo” tecnicamente non esisteva. Le donne potevano muoversi liberamente e potevano fare più o meno quello che volevano – ovviamente contestualizzando le situazioni – ; e
non mancano fin da tempi antichi personaggi femminili che sono stati al pari o superiori di uomini. Cleopatra è un’altro esempio classico. Lei che con la sua astuzia ha sedotto l’uomo più forte del mondo prima ( Cesare ) e il suo braccio destro dopo (Marco Antonio ) oltre a riuscire ad ottenere il posto di regine d’Egitto scavalcando i suoi fratelli.
O ancora la regina Elisabetta I d’Inghilterra. E nel nostro Paese una donna da tenere in considerazione è certamente il ministro della sanità del 4° governo Andreotti, Tina Anselmi che è stata anche la prima donna a ricoprire la carica di ministro nella nostra Repubblica. È però innegabile che da ieri ad oggi nel campo della parità si siano fatti passi avanti e che tranne per le eccezioni citate e pochi altri esempi, la condizione della donna è spesso stata più faticosa rispetto a quella del suo sesso opposto. Le vite degli uomini e delle donne presentano le loro diversità e certamente non è possibile comprendersi al 100% , anche se ci si mette tutta la buona volontà, anche se si prova a farlo. Quindi le donne è normale che affrontino delle difficoltà nella vita che coinvolgono solo il sesso femminile.
Sia a livello “naturale” , ma non solo, spesso i diversi problemi sono anche collegati tra loro – come la sempre dibattuta “scelta tra il lavoro e la famiglia” – e l’esistenza di questi problemi ha giustamente portato a lotte per la conquista di diversi diritti, spesso basilari.
Diritti come quello all’aborto, tra i pilastri della società nel mondo della parità tra generi, e non solo. Ma c’è da considerare una cosa, che la realtà tristemente non è una favola e che oltre alle avversità esterne che si riescono più o meno ad affrontare esistono anche i veleni interni.
Bisogna purtroppo fare i conti con una cosa che caratterizza tutti i fenomeni umani, l’estremismo, e come esistono quello religioso e quello politico esiste anche l’estremismo della parità di genere, o volgarmente, il nazi-femminismo come lo definisce qualcuno.
Un fenomeno che purtroppo contamina e danneggia un movimento assolutamente lecito ma che tristemente prende sempre più piede. Si urla al sessismo al primo tentativo di un uomo – e non solo – di aiutare, dare consiglio o semplicemente testimoniare un dato di fatto riguardo alla differenza tra i due generi, si attacca anche il tentativo di coinvolgere la partecipazione degli uomini nel movimento verso la parità di genere. Secondo cui solo le femmine possono essere femministe, solo le femmine possono lottare per la loro emancipazione e se un uomo vuole aiutare è “perché non li pensa uguali e capaci come loro”. Bloccando di fatto nell’età moderna il movimento della parità, fermandolo ad un semplice insieme di slogan buttati al vento o a futili battaglie che screditano il movimento e danneggiando l’immagine dell’ideologia di base, e qui ci si va a collegare anche al mondo gender.
La battaglia della nuova generazione delle femministe sembra essersi spostata – certo sempre insieme alla difesa dei traguardi già raggiunti – all’attacco della lingua – nel caso delle femministe del nostro paese quella italiana – , considerata maschilista, contrastandola togliendo quelli che secondo loro sono indicatori di genere, quindi le vocali finali o interi pezzi di parola sostituendoli con degli asterischi o altri simboli al loro posto. Facciamo qualche esempio: “tutti” diventa “tutt*” , la parola inglese “german” diventerebbe “ger*” o “germxn” e così via. Una rivoluzione grammaticale più che sociale si potrebbe dire.
Un fenomeno che mette si alla luce un altro tema non da sottovalutare come quello dell’identità e della tendenza sensuale, non semplice da definire solo con la definizione della coppia maschio-femmina, ma che anche qui sfocia negli ultimi tempi in estremi spesso assurdi. Come il sentirsi offeso se una persona ti saluta con un un artcolo preesistente nella grammatica. L’invenzione di fasulli numeri di sessi , che vanno veramente a sfociare nel ridicolo.
In un un mondo dove le difficoltà delle donne e degli individui lgbtq sono ancora molti sarebbe opportuno non degenerare in futili estremismi e spingere non ad un conflitto sociale ma alla collaborazione per un’evoluzione più produttiva ed egualitaria, oltre che più concreta e vera, della società.

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