Intervista ad Antonio, il suo impegno nella Protezione Civile.

La situazione critica della sanità , le analisi sugli andamenti dei contagi e la gestione generale anche a livello sociale della pandemia, occupa ormai un’ampia parte della discussione pubblica. Oggi quindi intervistiamo qualcuno che vive in prima persona la “burocrazia” causata dal covid. Antonio Rea , diciassettenne membro della protezione civile (gruppo Cobra Due, Somma Vesuviana).

Allora, innanzi tutto inizierei con una domanda di introduzione. Non molti ragazzi, specialmente oggi, decidono di mettersi a disposizione della propria comunità. Cosa ti ha spinto ad iscriverti, e proseguire poi nel tempo , alla protezione civile?

Iniziamo col dire che quando mi iscrissi mio padre già faceva parte di questa grande famiglia, che non è solamente la “Cobra 2” ma la protezione civile in generale, da all’incirca 2 anni, infatti siamo ad oggi conosciuti in ambito regionale sotto il nome di “Coordinamento Vesuvius, il quale comprende, oltre la nostra associazione, quella del comune di Pomigliano D’arco (C.O.P.C.S.V.) e i nuclei comunali di: Massa di somma, Sant’Anastasia e Cercola. Mi parlava spesso di quello che facevano e come si impegnassero per aiutare la comunità. Incuriosito e affascinato dal modo in cui riuscissero a rendersi utili in molti modi diversi, per esempio dando una mano ai VV.F. per spegnere incendi boschivi oppure salvando dei cuccioli rimasti bloccati o ancora stando sempre al fianco di chi ne aveva bisogno, decisi un giorno di iscrivermi anche io. Sono passati ad ora 2 anni o poco più dal mio primo servizio e posso dire che sia l’atmosfera di solidarietà e amicizia incontrata in delle persone che, come me, avessero deciso di aiutare il prossimo e sia la mia voglia di fare nuove esperienze mi ha portato a rimanere.

Prima della pandemia cosa facevi esattamente? E cosa è stata la cosa più “impegnativa” che hai fatto?

Allora, prima della pandemia eravamo sempre pronti per qualsisasi evenenzia, che si trattasse di un incendio, di un allagamento o anche semplicemente di assistere la popolazione. Ci miglioravamo giorno dopo giorno, facendo corsi e anche campi di addestramento in varie località. Ricordo infatti il mio primo campo ad Eboli, effetuatosi il 24 novembre 2018 a cui presi parte come mebro della segreteria regionale e mebro del prima citato “Coordinamento Vesuvius”. Posso anche dire che questa sia stata la cosa più impegantiva per me, in quanto eravamo stati nominati da poco segreteria regionale e per noi questa rappresentava una sfida che non potevamo fallire. Furono infatti 3 giorni molto impegnativi, nei quali testammo per la prima volta il nostro programma e la nostra stessa preparazione in merito, ma ci furono anche momenti calmi e rilassanti, riconducibili ad una vera e propria famiglia.

Quando è arrivato il covid cosa hai pensato? Ti aspettavi una situazione del genere?

Quando ne ho sentito parlare per le prime volte non ero molto preoccupato, pensavo infatti che tutti si sarebbero impegnati a rispettare quelle semplici regole, con le quali purtroppo conviviamo tutt’ora, rendendo molto facile il superamento di questa emergenza. Non mi aspettavo dunque di arriavre a questo punto in cui stiamo raggiungendo un limite che le struttere sanitarie e l’economia Italiana faranno, e fanno tutt’ora, fatica a contrastare.

Cosa fate e cosa fai tu ora per aiutare in questo periodo?

In ambito di Protezione Civile nei primi tempi, grazie anche alla collaborazione del comune, ci siamo adoperati nella distribuzione di mascherine, sia con consegna a domicilio che con ritiro presso la nostra sede, nella sensibilizzazione della popolazione nell’osservare le regole vigenti e aiutando le persone che purtroppo già avevano contratto il virus nello svolgere alcune attività giornaliere di prima necessità. Eravamo infatti impegnati in un servizio di consegna a domicilio per la spesa ed i farmaci oltre che ad una distribuzione di generi alimentari per chi ne aveva bisogno. In questo ultimo periodo invece siamo stati impegnati con attività di screening, inizialmente alla stazione di centrale di Napoli, ed ora presso gli arrivi dell’aeroporto. Personalmente invece, come molti, mi impegno nel mio piccolo a non peggiorare la situazione rispettando sempre le norme di sicurezza e limitando al minimo gli spostamenti.

Senti di dover dare un messaggio particolare ai tuoi coetanei con la tua esperienza?

Vorrei solamente rinvitare tutti, miei coetanei e non, a rispettare le norme vigenti e di ridurre al minimo gli spostamenti anche perché, come penso sappiano tutti, la Campania è diventata zona rossa.

Cosa vorresti fare in futuro? Quali sono le tue aspirazioni ?

I 2 anni passati con la protezione civile e le rispettive persone che quest’esperienza mi ha fatto incontrare, e che spero me ne farà ancora incontrare in futuro, mi hanno fatto capire che vorrei continuare una strada simile a quella che sto percorrendo adesso e vorrei dunque entrare nel Corpo Dei Vigili Del Fuoco oppure nella Guardia Di Finanza.

Bene , grazie mille per la tua disponibilità , e complimenti di nuovo per il tuo coraggio e senso civico.

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