La Libertà è un bene condiviso

Preambolo

Dal punto di vista dello spazio e del tempo siamo polvere nella storia dell’universo, quindi qualsiasi ricerca del senso nella vita focalizzata solo su noi stessi avrà certamente un esito negativo: perché uno solo degli esseri mortali di una specie che è apparsa verso la fine dell’immensa vita di un universo in continua espansione dovrebbe avere un significato?

Quindi dobbiamo rinunciare a priori a sperare che la nostra breve vita abbia valore? Dobbiamo arrenderci di fronte alla certezza della morte e dell’oblio? 

Ecco, noi ci dobbiamo focalizzare sulla parola “oblio” perché (se la morte è per natura inevitabile) almeno possiamo sperare che il nostro ricordo sopravviva: ma in quale modo esso può sopravvivere? 

Può forse il ricordo del singolo sopravvivere nella storia dell’universo? Ovviamente no, la stessa specie umana si potrebbe estinguere: quindi la memoria può essere tramandata dalla specie umana? No, i popoli nascono e muoiono, e già la storia di questi popoli rischia di non essere ricordata: possiamo essere ricordati nella storia di un popolo? La risposta è “Sì”, l’essere umano vive associato e non può fare a meno dei suoi simili nemmeno nel momento in cui cerca il senso della vita; dobbiamo però considerare che sicuramente sarebbe difficile essere ricordati con il proprio nome, a meno di non aver compiuto imprese davvero importanti: allora in quale altro modo possiamo sperare di far sopravvivere il nostro ricordo?

Una risposta, forse, potrebbe essere “con le nostre scelte”: finché resteranno in vita le conseguenze di ciò che un essere umano ha costruito con le sue azioni allora il ricordo di questo stesso essere umano resterà in vita e la sue scelte avranno dato un senso alla sua vita. Se decidiamo di dedicare la nostra opera alla costruzione del futuro allora possiamo dare un senso quello che costruiamo nella nostra vita. 


La Coscienza

Si pone però un problema: tra le voci discordanti che ci bombardano, a chi dovremmo dare ascolto?

La vita di ogni essere umano è diversa da quella di ogni altro suo simile e (poiché la vita può essere considerata la somma delle esperienze di una persona) ogni essere umano è portatore di una Coscienza unica e irriducibile ad altro che sia (se intesa come “vocazione”) indica all’essere umano la via da seguire per costruire il senso della propria vita, sia offre a ogni essere umano la capacità (e quindi il diritto-dovere) di rendere se stesso un essere libero e responsabile (e la capacità rimane tale anche se non trasformata in atto): da tale capacità deriva la dignità di ogni essere umano.

Nel significato di “vocazione”, la Coscienza può essere identificata con quella voce che ha convinto Socrate che una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta, che ha detto a Catone che il suicidio è preferibile all’asservimento alla volontà altrui, che ha indotto Dante a preferire l’esilio al confessare crimini mai commessi, che ha persuaso Mazzini a passare tutta la sua vita in esilio e in ristrettezze economiche per amore di un’idea, che ha spinto Matteotti a denunciare le violenze fasciste a rischio della vita: tutte queste scelte sono in contrasto con il mero istinto di sopravvivenza e non possono essere spiegate facendo riferimento ad esso, ma dimostrano che chi segue la voce della Coscienza è pronto a prendersi a qualsiasi prezzo la Responsabilità della propria Libertà. 

Possiamo dunque intendere la Coscienza umana come compito, esigenza e vocazione di un essere umano (dubito che gli animali non umani siano dotati di Coscienza) che permette agli esseri umani di prendere decisioni assolute slegate da qualsiasi vincolo e di pagare anche a costo della vita la Responsabilità della loro libera scelta (anche se ovviamente non sempre gli esseri umani hanno le occasioni di fare scelte assolute).

Dalla Coscienza, sia perché fonte di tali decisioni assolute sia perché unica per ogni individuo, discende la necessità esistenziale di ogni essere umano di essere riconosciuto nella sua irriducibile unicità. 

Per essere riconosciuta come essere umano ho però bisogno che un essere umano mi riconosca come sua pari e, perché io possa accettare il suo riconoscimento, devo aver riconosciuto questo individuo come essere umano (se considero questo individuo al pari di un animale nego che possa avere la facoltà di riconoscermi come sua pari e, nel caso lo facesse, rimarrei sorda a tale riconoscimento): ho dunque il dovere di riconoscere agli altri esseri umani la medesima condizione, ovvero devo riconoscere ai miei simili la capacità di essere liberi. 

La Coscienza umana è allora (avendo per sua natura una tale importanza) sorgente tanto dei diritti che spettano agli esseri umani in quanto tali, quanto dei doveri che dobbiamo necessariamente assolvere nell’atto con cui rivendichiamo i diritti: un essere umano può e deve rivendicare tali diritti-doveri in nome, appunto, della propria Coscienza.

Le Coscienze umane così concepite non possono essere ridotte l’una all’altra (le decisioni assolute che un essere umano decide di prendere in virtù della propria Coscienza sono libere da qualsiasi vincolo), ma, proprio perché fonte di tali decisioni assolute, possono essere considerate intuitivamente simili e possono dialogare fra loro, influire l’una sull’altra ed empatizzare l’una con l’altra. 

La Coscienza di un essere umano, proprio perché dotata di tali proprietà, può essere conosciuta completamente solo dall’individuo che ne è portatore e, proprio per questo, non può essere divisa in parti (la possibilità di dividerla renderebbe possibile la sua conoscenza anche ad altri esseri umani), ma deve essere considerata un tutto indivisibile in cui ogni valore che ne è parte è collegato all’altro e in cui tali collegamenti sono diversi per ogni portatore.

Tra i valori che possono far parte della Coscienza umana può rientrare la fede: è forse possibile costringere un musulmano a credere nel Dio dei Cristiani senza che esso, pur fingendo esternamente di essere cristiano, continui a pregare e a credere nel suo Dio? Io ritengo che la risposta sia “No” perché la Coscienza umana può essere convinta con la ragione e, soprattutto, con l’esempio (che, se approvato, può essere assimilato e poi emulato), ma non costretta. Allo stesso modo anche l’appartenenza a una Patria (così possiamo chiamare il popolo che può preservare il nostro ricordo) riguarda la Coscienza (ponendosi dunque su un piano superiore a quello della semplice scelta): è possibile costringere un indipendentista catalano a considerare la Spagna la propria Patria? Proprio perché la Patria è un luogo della Coscienza i patrioti sono motivati a dare la vita per essa: perché la Coscienza – e ciò che ad essa appartiene – per sua natura non può essere piegata o violata da altri se non dall’individuo stesso.

La Patria

Pensando all’idea di Patria non possiamo non pensare al patriottismo: in che cosa consiste? Può essere definito quale “sentimento di orgoglio per la propria Patria”? E per quale motivo un essere umano dovrebbe appartenere a una Patria? Quali sono i suoi rapporti con essa?

Se abbiamo il dovere di riconoscere ogni nostro simile come essere umano per essere da esso riconosciuti nella nostra unicità, abbiamo anche il dovere di riconoscere il diritto altrui ad avere una Patria (anche diversa dalla nostra, essendo ogni Coscienza diversa dall’altra) per vedere riconosciuto il nostro diritto ad avere una Patria (essendo la Patria un luogo della Coscienza).  

Può accadere dunque che diversi individui si riconoscano nella stessa Patria (nel significato originario di “terra dei padri”) e, avendo riconosciuto di essersi riconosciuti negli stessi “genitori comuni” (intesi non solo come esseri umani in carne ed ossa, ma con il significato più profondo di “radici”), si riconoscano a vicenda come “fratelli”: il legame che si forma tra i figli di una stessa Patria è dunque più forte di quello che si crea tra esseri umani (infatti tra i figli di una stessa Patria avviene un duplice riconoscimento: prima si riconoscono a vicenda come esseri umani, poi come “fratelli”), ma il primo è inferiore al secondo (perché il diritto di riconoscersi in una Patria venga riconosciuto dobbiamo prima essere stati riconosciuti – e riconoscere gli altri – come esseri umani).

Dalla concezione della Patria come luogo della Coscienza discendono inoltre, per lo stesso motivo accennato prima, sia la necessità che venga riconosciuto il nostro diritto di partecipare alla sua storia, sia il dovere (inteso sia in senso negativo sia in senso positivo) di riconoscere il diritto altrui di partecipare alla sua storia; considerando inoltre che difficilmente un essere umano ricerca il male della propria Coscienza (al più può ricercare altri beni, ma non il male per se stesso) siamo portati a credere che, nell’adempimento del proprio diritto-dovere, egli cercherà il bene della propria Patria: essere patriottici significa quindi volere il bene della Patria.

Possiamo trarre anche un’altra importante conclusione dalla concezione della Patria come luogo della Coscienza: essa, poiché ogni Coscienza umana è diversa dall’altra, può riferirsi alla Nazione, al quartiere di residenza, al mondo intero o a qualche entità non meglio specificata, e, poiché non è possibile volere il bene della Patria se non si crede nel concetto di “Patria” (mettendo quindi sullo stesso piano tutte le Patrie), abbiamo il dovere di riconoscere la piena dignità delle Patrie altrui (derivata dalla dignità umana sorta dalla Coscienza di coloro che si riconoscono in tali Patrie). Il bene della Patria, dunque, non coincide necessariamente con l’interesse nazionale.

Colui che supporta un regime totalitario (che, per sua natura, cerca di annichilire la Coscienza umana) nega l’esistenza di un bene della Patria diverso da quello da lui inteso e dunque, poiché negare l’esistenza di un luogo della Coscienza significa negare l’esistenza della Coscienza nel suo insieme (dal momento che la Coscienza umana non può essere divisa in parti ) e poiché negare l’esistenza della Coscienza significa negare la dignità umana, nega il riconoscimento dovuto agli esseri umani in quanto tali: gli individui portatori di tale Coscienza negata hanno dunque il diritto-dovere di ribellarsi e di rifiutare non la Coscienza altrui, ma l’integralismo che da essa è derivato. 

Per questo ritengo che non sia possibile essere patriottici senza essere antifascisti (o, comunque, senza essere contrari a qualsiasi posizione che sostiene l’instaurarsi di una tirannide e la repressione della Libertà): non è possibile volere il “bene della Patria” senza credere nel concetto stesso di “bene della Patria” (che riguarda quindi tutte le Patrie).

La Partecipazione

In che cosa consiste, dunque, il diritto-dovere di partecipare alla storia della Patria? Esso sorge dalla Coscienza dell’individuo, dunque non può essere imposto dall’alto da parte di qualsiasi autorità statale senza che tale Coscienza venga violata: solo l’individuo conosce con esattezza il contenuto di tale diritto-dovere. Possiamo affermare dunque che, in virtù di ciò, all’essere umano deve essere riconosciuta la facoltà e garantito il diritto di esplorare tutti i sentieri utili alla scoperta di tale contenuto: qual è quindi il modo migliore per permetterlo?

In una Democrazia aperta al dialogo un individuo ha la possibilità sia di realizzarsi pienamente come membro di una comunità, sia di poter ricercare la Verità e la Giustizia confrontandosi non con un’Umanità statica e immutabile, ma con la Coscienza di un’Umanità dinamica creata dall’attività delle Coscienze umane che si confrontano tra loro. 

Non si potrebbe fare torto peggiore alla Verità se non cercando di imporla dall’alto senza permetterle un confronto con ciò che gli altri considerano essere vero e che noi consideriamo essere falso: diventerebbe un dogma sterile e un seme sterile non può mettere radici nei cuori e nelle Coscienze degli individui (e ciò impedirebbe agli esseri umani di essere pienamente consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri).

Gli unici due modi leciti per far risaltare la Verità sono la ragione e, soprattutto, l’esempio (i due soli strumenti in grado di convertire una Coscienza umana), i quali, se considerati in una situazione di pari opportunità per tutti (in cui a ogni individuo è riconosciuto il diritto di accedere alla cultura, un’istruzione e un’educazione impartite con lo scopo di suscitare in lui interesse per essa e garantito il tempo libero necessario per coltivarla), trovano la loro massima espressione in una Democrazia vissuta e partecipata: non esiste Progresso verso la Verità senza libertà di discussione e di confronto. La Democrazia, intesa non solo come metodo politico, ma soprattutto come pratica di vita, è dunque, in questa realtà, un mezzo essenziale (ma, attenzione, ciò non significa che sia necessariamente l’unico mezzo possibile) per consentire al singolo di rendersi immortale.

L’organizzazione statale è necessaria per consentire ai figli di una Patria di godere della Democrazia, ma è solo un mezzo a cui non è possibile ridurre l’intero concetto di Patria: prima ho affermato che la Patria non coincide necessariamente con la Nazione, ora vorrei mostrare perché la Patria non coincide necessariamente né con lo Stato né con la Nazione. 

Prendo come esempio il Risorgimento: se i due significati fossero sinonimi allora i patrioti avrebbero dovuto riconoscere come Patria gli stati di cui erano sudditi e non l’Italia intera (come invece è accaduto). Potrei prendere come esempio anche la Resistenza: i partigiani lottavano per la Libertà d’Italia ed erano, dunque, patrioti, ma se “Patria” e “Stato” coincidessero allora (per assurdo) avrebbero dovuto essere patriottici nei confronti della Repubblica di Salò. Ha senso dire che ormai i confini della Patria coincidono con quelli dello Stato, ma non credo che sia corretto affermare che i due significati coincidano necessariamente (al più possono riferirsi allo stesso territorio, ma tale fatto è accidentale): la sinonimia tra “Stato” e “Patria” non è universalizzabile e una definizione è per sua natura universale. 

Un altro punto a favore di questa tesi è la funzione propria del patriottismo, di cui si ha più bisogno proprio nel momento in cui lo Stato manca o sbaglia: è facile amare  uno Stato che funziona, ma il patriottismo, invece, è rivolto al miglioramento della Patria. Nel Risorgimento lo Stato Italiano non esisteva, ma i patrioti hanno combattuto per ottenerlo, consapevoli del fatto che fosse un mezzo indispensabile per permettere al popolo di godere della Libertà della Patria; durante la Resistenza il patriottismo dei partigiani non era scalfito dalle condizioni dello stato in cui vivevano, ma, anzi, era rinforzato dal desiderio di liberare la loro Patria da tale tirannide: in entrambi i casi la situazione dello stato era peggiore di quella odierna e in entrambi i casi questi patrioti hanno pensato e sperato di poter avere un’influenza positiva. 

Mentre l’appartenenza a uno Stato è un dato di fatto, l’appartenenza a una Patria – intesa come luogo spirituale in cui il mio ricordo può sopravvivere – non è un dato di fatto, ma dipende dalla Coscienza degli individui o, meglio, dall’incontro delle Coscienze dei figli di una stessa Patria.

Si potrebbe poi discutere circa il ruolo dello Stato, ovvero se considerarlo un’entità con il compito di mettere in dialogo il singolo individuo con la comunità e la comunità con il singolo individuo, senza tuttavia sottomettere l’uno all’altro (senza uno Stato ben organizzato, a mio parere, non sarebbe possibile permettere a tutti i figli di una Patria di partecipare alla storia della Patria – loro diritto e loro dovere – ma vi sarebbe invece il dominio del forte sul debole): l’organizzazione statale può essere considerata un mezzo che deve essere posto al servizio dei figli di una Patria per permettere loro di raggiungere il fine prima indicato (garantendo quindi la possibilità di partecipare al dialogo).

Potrei fare un paragone con la struttura portante di un edificio: essa è indispensabile per mantenere in piedi l’edificio, ma l’intero edificio non può essere ridotto a essa; inoltre l’edificio comincia a essere progettato in assenza di una struttura portante già costruita. Nella nostra realtà è un mezzo essenziale, ma non è detto che non sia immaginabile uno scenario diverso (un “mondo possibile”) in cui esiste almeno un altro modo di vivere la Libertà della Patria e di partecipare alla sua storia. 

Quindi, se lo Stato è un mezzo, esso non può essere considerato un valore in sé, ma deve per forza essere considerato un bene se e solo se è utile a raggiungere il fine (e, tenendo conto di quanto detto prima, vale lo stesso per la Democrazia, che, purtroppo, spesso rischia di degenerare in oclocrazia).

Dobbiamo però considerare che, se la Patria può riferirsi tanto al quartiere di residenza quanto al mondo intero, allora, se ogni Patria ha eguale dignità rispetto alle altre e se lo Stato è un mezzo essenziale per permettere all’individuo di partecipare alla storia della Patria, si potrebbe concludere che ci sia necessariamente bisogno di sviluppare l’organizzazione statale (ovviamente tenendo conto dei mezzi a nostra disposizione) oltrepassando lo Stato-Nazione (senza però annichilirlo) sia verso l’esterno (tramite organizzazioni sovranazionali e internazionali) sia verso l’interno (ampliando il decentramento amministrativo) per poter permettere alle diverse Coscienze di partecipare alla storia della loro Patria cercando il bene di questa, di esercitare la propria Libertà attraverso la Responsabilità e di imparare ad amare la Patria occupandosi in prima persona della Patria (ovviamente operando in modo da impedire che il diritto-dovere di partecipare alla storia della Patria di un individuo sia di ostacolo al diritto-dovere di un altro).

Ma, mi direte, se la Democrazia è il miglior mezzo conosciuto per permettere ai figli di una Patria di rivendicare il loro diritto-dovere di partecipare alla storia della Patria e se lo Stato è il miglior modo conosciuto per tenere in piedi la Democrazia, allora perché nelle democrazie odierne possiamo osservare un enorme problema legato alla disinformazione dei cittadini?

Posto che il diritto di voto è (poiché fondamento della Democrazia) un mezzo indispensabile per permettere ai figli di una Patria di partecipare alla storia della Patria, possiamo concludere che non è possibile limitare il diritto di voto senza tentare di violare anche la Coscienza dei figli della Patria (che si vedrebbero privati di un mezzo indispensabile per concorrere al progresso della Patria, per sua natura appartenente a questa stessa Coscienza): ogni votante sceglie i propri rappresentanti sia in base ai propri interessi materiali (di cui è il migliore conoscitore), sia in base ai propri valori e ideali (che hanno anch’essi dimora nella Coscienza dell’individuo). Negare il diritto di voto potrebbe soltanto incentivare la pigrizia morale propria di molti esseri umani e potrebbe dunque portare alla creazione di individui incapaci di usare la loro ragione e non coscienti del proprio valore (e dunque mutilati nella loro dignità umana).

Vorrei spostare il focus sui figli della Patria che sono invece consapevoli del loro diritto-dovere: se il patriottismo significa in prima istanza volere il bene della Patria e se la Patria è il luogo di incontro delle Coscienze dei figli di una stessa Patria, allora essere patriottici non significa forse volere il bene delle Coscienze dei figli della propria Patria (ovviamente considerando tutte le caratteristiche della Coscienza umana indicate sopra)? E se il sentiero che più di ogni altro permette alla Coscienza di migliorarsi è la Democrazia, allora volere il bene delle Coscienze dei figli di una stessa Patria non significa desiderare che essi partecipino alla e della Democrazia (o a e di qualsiasi altro mezzo che tuteli e promuova la loro Libertà, consentendo ad essi di realizzarsi)? E promuovere la Partecipazione alla e della Democrazia (o a e di un mezzo capace di sostituirla) da parte dei figli di una stessa Patria non rientra forse nel diritto-dovere di partecipare alla storia della Patria? Non abbiamo dunque il diritto-dovere di ricercare la Partecipazione propria e altrui alla e della Democrazia (o a e di qualsiasi altro mezzo che sia in grado di sostituirla pienamente)?

Se davvero abbiamo il dovere di promuovere la Partecipazione altrui alla Democrazia, allora (poiché la Democrazia è il miglior mezzo conosciuto per tutelare e promuovere la Libertà dei figli di una Patria) la Libertà altrui è nostra Responsabilità e dunque, poiché non è possibile né essere liberi senza essere responsabili né essere responsabili senza essere liberi (se le conseguenze delle nostre scelte non ricadono su di noi le nostre scelte non hanno valore alcuno), l’altrui Libertà dipende dalla nostra e la nostra da quella altrui: l’essere umano vive associato e questo vale anche per la Libertà, perché (se esseri liberi significa poter cercare il miglioramento della propria Coscienza attraverso la Partecipazione al dialogo e poiché la Partecipazione implica la presenza di più membri) nessuno è libero da solo. Siamo pienamente liberi solo in una libera comunità di liberi.

In questo senso posso essere libera se e solo se lo sono anche gli altri esseri umani, quindi se essi sono liberi di partecipare alla storia secondo quanto dettato dalla loro Coscienza e di essere responsabili delle proprie scelte: la Libertà è un bene condiviso, ma non è possibile descrivere questo aspetto della Libertà senza fare riferimento ad una qualche idea di Patria.

Quindi come è possibile rendere il nostro ricordo immortale nella nostra Patria? Come possiamo essere d’esempio ai nostri fratelli e alle nostre sorelle? Prima ho preso come esempio i patrioti del Primo e del Secondo Risorgimento: come è possibile che le loro azioni siano un esempio per noi? Che cosa ci motiva a prendere loro come esempio?

In primo luogo ci dobbiamo dunque chiedere per quale motivo essi abbiano rischiato e, in alcuni casi, dato la propria vita: prima ho detto che hanno combattuto per la Patria, ma credo che la questione sia meritevole di un approfondimento. Se la Patria, come detto prima, è il luogo di incontro delle Coscienze dei figli di quella Patria (che, in quanto tali si riconoscono tra loro come fratelli), se essere patriottici significa volere il bene della Patria (e, quindi, essere patrioti significa fare il bene della Patria) e se nel diritto-dovere di partecipare alla storia della Patria rientra il dovere di promuovere l’esercizio della Libertà da parte dei figli della Patria, allora si può dunque concludere che essi (in entrambe le epoche) siano morti per la Libertà: non solo per la loro Libertà (da morti non è possibile godere della Libertà), ma per quella di tutti i figli della Patria, presenti e futuri (e dunque, in questo caso, per la Libertà di tutti coloro che attualmente si riconoscono come Italiani).

Essi, scegliendo di mettere a rischio la propria incolumità (e quindi essendo pronti a morire) per la Libertà, hanno considerato la loro vita meno importante della Libertà di coloro che avrebbero vissuto nell’Italia da loro costruita e liberata: dal momento che noi viviamo in un’Italia costruita dai patrioti del Primo Risorgimento e liberata dai patrioti del Secondo Risorgimento, possiamo credere che essi siano morti per la nostra Libertà. Questa potrebbe essere considerata quale la più altruista delle azioni.

Questo, però, ha come necessaria conseguenza la constatazione da parte nostra di un debito che noi non potremo mai ripagare, se non, forse, offrendo la nostra vita per proteggere quello che essi hanno voluto creare con la loro: dal momento che questa occasione si offre – per fortuna – poche volte, noi possiamo al più proteggere con le nostre azioni concrete la Libertà che ci hanno donato e continuare in questo modo la loro opera. Sembra dunque che essere patrioti includa sia la fedeltà nei confronti dei “padri comuni” del passato sia l’intenzione di costruire un futuro per coloro che un domani si riconosceranno come appartenenti a essa: la Patria comprende quindi in se stessa il suo passato, il suo presente e il suo futuro.

Dopo essere stati stupiti e meravigliati da un’azione tanto disinteressata, come possiamo reagire? Si potrebbe proporre di provare a raffigurare la Coscienza di questi patrioti (a cui appartengono gli ideali per cui essi sono morti) usufruendo della proprietà delle Coscienze dei singoli di essere intuitivamente simili tra loro, tenendo però presente che ogni Coscienza (in quanto appartenente a un singolo individuo) non può assolutamente essere ridotta alla Coscienza di qualcun altro (quindi nemmeno alla nostra). 

A seguito di tale rappresentazione potrebbe dunque sembrare che il loro diritto-dovere di partecipare alla storia della Patria attuato nella loro azione concreta e particolare di scegliere di morire per la Libertà della comunità sia stato accompagnato dal desiderio di generare qualcosa di grande e di bello (la Libertà dei figli della loro Patria) con la loro morte (e, quindi, anche con le altre loro azioni): il fine del loro sacrificio permette loro di rivendicare la paternità e la maternità di qualcosa di immortale a cui il loro ricordo rimarrà sempre legato. Se le loro azioni hanno partecipato in modo tanto disinteressato alla creazione di qualcosa di bello, allora esse partecipano di questa bellezza: tale bellezza provoca in noi lo stupore e la meraviglia che ci inducono a cercare di capire le loro motivazioni.

Considerare belle le loro azioni, inoltre, ci spinge ad approvare la gratuità di queste e a constatare il nostro debito nei confronti delle persone che le hanno compiute: se riusciamo a rappresentare le loro Coscienze e a vedere il mondo con i loro occhi, allora è probabile che la nostra Coscienza, avendo vibrato all’unisono con la loro, ponga le loro azioni come esempio e ideale.

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