UNO SGUARDO SU “BOJO”: IL CURIOSO PRIMO MINISTRO CHE HA REALIZZATO LA BREXIT

Boris Johnson è politico controverso storicamente, attuale Primo Ministro UK che resterà alla storia come colui che ha condotto la trattativa finale e trovato un accordo con la UE sulla Brexit.
Con un passato da sindaco di Londra e Segretario di Stato degli Affari Esteri è il leader del “Partito Conservatore e Unionista” che ha raggiunto il più alto numero di consensi alle elezioni, dopo Margaret Thatcher. Pertanto, appare utile analizzare le politiche di notevole spessore e consenso, alternate a curiosi comportamenti, che contraddistinguono la figura di “Bojo”.
L’elezione di Johnson come leader dei “Tories” ha stravolto notevolmente il partito, comportando divisioni e fazioni interne, oltre ad accuse provenienti dall’esterno di estremismo e connotazione prettamente sovranista, diventata modello e simbolo per chiunque si ritenga critico verso l’Unione Europea. Vi è da dire che sin dal suo discorso d’insediamento il Primo Ministro aveva promesso di terminare la transizione di Brexit entro tempistiche stabilite ed inamovibili, non stravolte neanche dall’attuale pandemia sanitaria e dalla sua successiva crisi economica che si prospetta per tutte le nazioni drammatica.
Pertanto, proprio all’ultimo miglio di trattativa per sventare il “NO DEAL” è stato sancito l’accordo tra l’Unione Europea e la Gran Bretagna, festeggiato con successo dal Parlamento inglese, che ne ha visto l’approvazione anche con il sostegno dei Laburisti, storicamente contrari all’uscita dalla UE.
Inoltre, ciò che appare strano a documentarsi è il consenso ampio quanto opposto che il Leader dei tories riesce ad ottenere: alle elezioni raccoglitore di molti voti anche appartenenti al  “Labour Party” che, complice il disastro della politica di Jeremy Corbyn, ha ottenuto uno dei minimi consensi storici alle scorse elezioni. Da contraltare, Johnson è stato criticato però anche da sostenitori fedeli e da quotidiani conservatori come il “The Telegraph”, per la sua linea definita troppo rigorista sui lockdown attuati in tempo di pandemia, definiti illiberali per una democrazia come quella UK.
Possiamo dunque constatare che Boris Johnson sia un leader quanto mai indefinibile, di nota competenza filosofica e politica, contrapposta al vizio dell’alcolismo spesso sfociato in gaffes e violenze domestiche. La sua amministrazione segna l’era della verità per il Regno Unito, spaccato tra l’Inghilterra principalmente unita nel segno e nel consenso di Brexit, e nazioni come Irlanda, Galles e Scozia sempre più distanti dalle decisioni di Downing Street.
Pertanto, possiamo ritenere certo che “Bojo” continuerà a far discutere della propria figura, vedendosi idolatrato da vecchi e nuovi sostenitori, come avversato ed offeso dagli oppositori anche in momenti complessi come il ricovero per Coronavirus del marzo scorso. Agli italiani amanti della sua figura, della sua politica e della sua nazione non resta che studiare ed osservare il futuro dell’Inghilterra e del suo controverso Premier, al momento più distanti data la Brexit, in attesa di futuri scenari.

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