Vaccini contro il covid19

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La pandemia di coronavirus ha sconvolto le nostre vite in tutto, ma per uscirne la scienza ha percorso la strada della ricerca e dello sviluppo di un vaccino in grado di conferire protezione dal virus. Per la precisione da quando è stata pubblicata la sequenza genetica del SARS-CoV-2 in circa un anno sono stati elaborati -e sono attualmente in fase di lavorazione- ben 235 vaccini, di cui però soltanto 8 hanno fino ad adesso ottenuto l’autorizzazione degli istituti competenti per la vigilanza, la sicurezza e l’efficacia del prodotto da somministrare su larga scala: si tratta infatti di una vaccinazione di massa per la prima volta da molti anni.

Il primo a ottenere il benestare dall’Agenzia Europea per i Medicinali, anche conosciuta con l’acronimo inglese EMA (European Medicines Agency), è stato quello prodotto da Pfizer/BioNTech, il cui nome commerciale è Comirnaty e non commerciale Tozinameran (legato al principio attivo), e consigliato nei soggetti a partire dai 16 anni di età. L’assenso all’immissione in commercio da parte delle autorità comunitarie è avvenuto il 21 dicembre del 2020, dieci giorni dopo gli Stati Uniti d’America e diciannove dopo il Regno Unito. L’UE ha altresì ampiamente finanziato il progetto con cento milioni di euro. Esso è caratterizzato dal fatto di avere un funzionamento “a mRNA” ovvero in seguito all’inoculazione all’interno del muscolo del braccio, l’’RNA messaggero dice ai ribosomi di produrre le proteine presenti sulla superficie del covid, in una versione ovviamente innocua, che si disporranno sulla membrana cellulare e saranno conseguentemente attaccate dagli anticorpi presenti nel nostro organismo che memorizzeranno in tal modo come fare a combattere un’eventuale immissione nel nostro corpo di queste proteine grazie alla presenza dei linfociti B che, dunque, nonostante la distruzione della ricetta del vaccino sapranno riattivare il metodo di eliminazione della proteina spike, che è responsabile del processo di legamento alla membrana cellulare e che induce la cellula a produrre nuove copie portando avanti l’infezione. Va tra l’altro menzionata l’importanza dei linfociti T helper che stimolano la produzione di anticorpi e dei linfociti T citotossici che entrano in gioco al fine di eliminare ogni altra cellula infettata da coronavirus. Oltre a rivelarsi sicuro ha mostrato un funzionamento nel 95 per cento dei casi. Sono necessarie due somministrazioni e la protezione è massima dopo la seconda dose, a circa tre settimane di distanza. Per proteggere l’mRNA altrimenti distrutto rapidamente, esso è conservato in “bolle oleose” che impediscono agli enzimi di attivarsi per la cancellazione di sostanze estranee. Le molecole di mRNA sono comunque molto fragili anche all’esterno del nostro organismo. Per questo motivo deve essere conservato a -70 °C e utilizzato entro poche ore dallo scongelamento. Da ogni fiala è possibile ottenere cinque somministrazioni da 0,3 millilitri diluiti in soluzione salina, fino a sei o sette con siringhe di precisione.

Come si è visto, questo tipo di vaccino è diverso da quello “tradizionale” consistente nell’inoculazione di una versione attenuata o disattivata del virus, che invece è la strada che è stata scelta dal vaccino italiano ReiThera realizzato in collaborazione con l’Istituto Spallanzani. Durante la fase 1, tra i soggetti di età compresa tra i 18 e i 55 anni, ha mostrato una percentuale di successo del 94%, mentre i risultati per i più anziani sono ancora in attesa ma tutto lascia presagire un ottimo riscontro, stando alle parole della dott.ssa Folgori che è presidente della società che ha prodotto il vaccino, ad oggi finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca e dalla Regione Lazio e che, si prevede, potrà godere a breve di nuovi fondi derivanti dalla partecipazione statale che permetteranno di portare avanti la sperimentazione e poi la produzione. Questo vaccino richiede una sola dose ed è importante sottolineare che non necessita della conservazione a temperature particolarmente basse, aspetto che potrebbe agevolare una facile diffusione, con l’obiettivo di produrre cento milioni di dosi l’anno e assicurare l’indipendenza in questo campo al nostro Paese. Nella fase di sperimentazione, inoltre, sono state manifestate zero reazioni collaterali gravi nei 28 giorni conseguenti l’assunzione. Il vaccino è basato sull’adenovirus di un gorilla che trasporta una sequenza di codice genetico in grado di stimolare il nostro sistema immunitario a produrre gli anticorpi necessari per contrastare il covid. In particolare, il bersaglio di GRAd-COV2 è la proteina Spike che Sars-Cov-2 utilizza per aggredire le cellule umane come si è detto. L’azienda produttrice è infatti attiva fin dal 2005 nel campo dei vaccini adeno-vettori di origine non umana, essa afferma di puntare ad arrivare alla fase tre entro l’estate per poi chiedere l’autorizzazione per l’immissione in commercio ad Ema, precedentemente citata, e AIFA, l’Agenzia Italiana del Farmaco.

Col tempo, sostiene Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore di Sanità, sarà possibile vedere quali vaccini forniranno una più duratura risposta del sistema immunitario in quanto è probabile che la quantità di anticorpi e di linfociti che si sono specializzati diminuisca, purtuttavia tenendo presente la complessità del sistema di difesa del nostro corpo e che di conseguenza le informazioni potrebbero rimanere nella sua memoria a lungo.

È importante non dimenticare che la strada della vaccinazione, non obbligatoria nel nostro Paese dal punto di vista giuridico (per quanto, come sostenuto da vari esperti nonché dal Papa in persona, lo sia moralmente, soprattutto se si opera a contatto con individui da proteggere) è quella che consente di velocizzare il ritorno a quella normalità abbandonata nel marzo dello scorso anno per via delle misure di protezione, dal distanziamento sociale ai vari lockdowns adottati per limitare le occasioni di assembramento e diffusione della malattia, che ha portato via molti, troppi dei nostri connazionali, spesso anziani e di fasce fragili della popolazione che uno stato libero e democratico deve (quantomeno dovrebbe) tutelare per garantire a ogni cittadino, a prescindere dalle sue caratteristiche, eguale dignità e salvaguardia, in piena attuazione dell’articolo 32 della nostra Costituzione, che sancisce il diritto alla salute.

Vacciniamoci se vogliamo costruire una società più giusta.

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