La Prostituta e il Patriota

Era l’alba di quel Quarantanove,
Roma non aveva più trono e altare,
pareva che iniziassero ere nuove
or che tutti potevano votare.
 
Tu allora non sapevi ancora niente
quando un giorno per caso lo hai incontrato
fuori dal bordello: egli era un valente
soldato, dai tuoi occhi catturato.
 
Rossa la camicia e l’accento strano,
raccontò di essere ai tiranni avverso,
di aver lasciato casa sua a Milano
e in quelle strade eterne essersi perso.
 
Tu gli hai chiesto perché fosse venuto,
rispose “Libertà il suo nome”;
tu fosti stupita un qualche minuto
ché nessuna usava tal soprannome.
 
Era la metà del Quarantanove,
Roma non voleva più trono e altare,
si volevan difendere ere nuove
ora tutti dovevano lottare.
 
Un dì venne da voi una principessa
chiese aiuto per curar le ferite
dei soldati. Anche se ognuna perplessa
era, accettaste, mai tanto stupite.
 
Tra quelli ormai che avevan buona sorte
tu lo trovasti in una delle brande.
Non sapevi che non temevan morte:
lui ti mostrò quell’idea grande.
 
Figlia del popolo, lui per esso
si batteva: non troni non sovrani,
tra i popoli nessuno più oppresso,
una sola patria per gli italiani.
 
Fu quel tramonto del Quarantanove,
a Roma eran vicini trono e altare,
solo un miraggio ormai eran le ere nuove
ora potevan soltanto sperare.
 
Pane per la tua anima i suoi ideali,
resi veri dal sangue che vedevi.
Guarito, tornò in guerra, a reali
sogni credeva: il ritorno chiedevi.
 
Un giorno portato dai suoi compagni
tornò, una ferita accanto al cuore:
spezzato il tuo, tu oltre lo accompagni,
piangendo un eroico amore che muore.
 
Non andare, non mi lasciare adesso
non ora, non dopo che tu mi hai illuso,
non accetto che ciò sia successo
io non voglio che sia deluso.
 
Così concluse ormai il Quarantanove,
a Roma eran tornati trono e altare,
e cancellate infine le ere nuove:
ora possiamo solo ricordare. 

Grafica realizzata da Cristiano Ciucci

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