La strategia che non c’è

di Manuel Di Pasquale.

Troppo facile dire di voler combattere un nemico dall’interno, troppo difficile – se non impossibile – farlo realmente. Sembra questa la tattica della Lega, o questo è quanto annunciato dai maggiori esponenti dell’ala “critica”, poiché sappiamo che vi è una parte che guarda da sempre di buon occhio all’establishment europeo (come Giorgetti). Troppo spesso questa frase è stata utilizzata, troppo spesso ha sorbito l’effetto contrario, rivelandosi perciò un “cavallo di Troia” all’inverso: dare false speranze alla massa scontenta per traghettarla felicemente verso il “sistema” (M5S su tutti).

La Lega ha veramente da guadagnarci con questa mossa? 2500 anni fa il generale cinese Sun Tzu faceva notare che una battaglia si vince soprattutto con le “forze laterali”, quelle in grado di scombussolare la tattica nemica pronta a difendersi dall’attacco centrale. Eppure, l’attacco centrale è certamente inesistente, ma comunque pare non esserci nemmeno quello laterale: la Lega ha dovuto digerire diversi rospi per entrare nel governo, venendo ricambiata con qualche contentino. I tre ministeri riservati al Carroccio, ovvero sviluppo economico, disabilità e turismo, discostano dai cavalli di battaglia del partito, che tra i temi fondanti la campagna elettorale aveva l’immigrazione e le tasse. Anzi, proprio qui vi è qualcosa che cozza: la Lamorgese riconfermata all’Interno, nonostante in questi mesi abbia smantellato tutto ciò che Salvini aveva fatto nel Conte I.

Oltre a questo, c’è da considerare che i numeri della Lega non sono fondamentali per la tenuta del governo, in quanto quest’ultimo gode di una maggioranza superiore al 90%, quindi per salvare quei pochi dicasteri il partito dovrebbe rinunciare a fare opposizione su temi avversi, sui quali le altre forze di governo potrebbero fare facilmente quadrato. Perciò, una mossa “alla Renzi” è impossibile: Italia Viva, quantomeno, seppur “socio di minoranza” del Conte II, assicurava quei numeri che servivano per ottenere la maggioranza. Qui, Lega o no, la maggioranza (e anche ampia, ndr) ci sarebbe lo stesso, per cui un eventuale scontro non potrebbe in alcun caso aprire una crisi dell’esecutivo.

Con Giorgetti si possono controllare meglio i soldi del recovery fund? Bene, anzi, male: contando che parliamo di prestiti a lunga scadenza e alcuni vincolati sulle destinazioni di spesa, significa dover eseguire ciecamente gli ordini di Bruxelles, mandando al macero tutte quelle “strategie” propinate da alcuni “Santoni della sovranità” del Carroccio in questo decennio.

Una legislatura, questa, che non finirà mai di stupire…

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