Malarazza: quando il popolo canta lezioni di vita.

Malarazza è un canto popolare italiano trascritto per la prima volta nel 1857 da Lionardo Vigo Callana nella sua racconta di canti popolare siciliani. In quel periodo erano molte le proteste sia in Sicilia sia nel resto d’Europa come ci insegna la storia. Questo Canto è stato riadattato più volte nello scorso secolo e la versione più popolare è quella di Domenico Modugno, ma ne esiste anche una recitata dalla cantautrice Rosa Balistreri (ironia della sorta abbiamo lo stesso cognome). Per capirne il significato bisogna però prima ascoltarla quindi ho fatto una traduzione, anche se ho mantenuto alcune parole in siciliano per la musicalità e per far capire meglio il significato del testo.

“Un giorno un servo camminava per una piazza e pregava il cristo in croce e gli disse:
Cristo il padrone mi maltratta
Mi tratta come un cane per la via
Se mi lamento peggio ma’minazza
Manco la vita mia dice che mia
Distruggila Gesù sta malarazza!
Distriggila Gesù fallo per mmia!

E Gesù dalla croce gli rispose:

Tu ti lamenti ma che ti lamenti, prendi il bastone e tira fuori i denti!
Tu ti lamenti ma che ti lamenti, prendi il bastone e tira fuori i denti!

Forse ti si son spezzate le braccia?
Tu vuoi che la giustizia sia fatta
Ma nessuno farà la giustizia pi ttia”

Poi la canzone continua per un’altra strofa  ma questa era la parte più importante. Ora ricordate che il periodo del canto era attorno al 1848 e il quadro è completo. Questo canto fa riflettere, ti immedesima in una condizione in cui ti hanno tolto tutto e sei diventato uno schiavo, che fai? Preghi Dio? Aspetti che il crudele padrone si impietosisca e ti tratti meglio? No, devi prendere il bastone. Non a caso il bastone nella simbologia siciliana rappresenta la guida delle comunità, ed esiste anche una vera e propria arte marziale siciliana incentrata sul bastone. È possibile anche notare dei parallelismi con il Marxismo, anche se ricordo che questo è un canto popolare nato solo 9 anni dopo il manifesto comunista, che non sono ancora nati i partiti di massa e che vigeva ancora la monarchia assoluta borbonica quindi la partecipazione alla politica dai contadini era praticamente nulla. Ritornando ai parallelismi il primo è quello della condizione del proletariato, cioè di estrema povertà e nessuna possibilità di ribbelarsi al padrone. Il secondo è il ruolo della religione, difficilmente vedrete una critica così dura (eppure così realistica) della religione sopratutto in Italia un paese tradizionalmente conservatore e religioso. Il canto esprime la similitudine Marxista che vede la religione come oppio dei popoli e quindi una consolazione che impedisce alle persone di ribbelarsi, citando il canto “nessuno farà la giustizia pi ttia”. L’ultimo parallelismo è di intendere la “malarazza” come la classe borghese, ma ritengo che sia un pó forzato pensarlo, dopo tutto le tensioni tra contadini e proprietari terrieri in Sicilia ha radici fin dal sistema feudale. Detto ciò concludo. Ringrazio chi ha letto l’articolo fino alla fine e spero sia piaciuto!

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