Cosa c’è da sapere sull’ultimo congresso di Radicali Italiani

Per il 2021, i radicali hanno deciso di puntare in alto.

Il XIX Congresso si è svolto totalmente in via telematica fra il 28 febbraio e il 7 marzo, in linea col clima sanitario in cui è partito il nuovo anno. Duecento votanti, oltre sessanta interventi di iscritti, quarantacinque ospiti. Riconfermati con buon margine i tre massimi dirigenti del XVIII Congresso, Massimiliano Iervolino come Segretario, Igor Boni come Presidente e Giulia Crivellini come Tesoriera. Ma veniamo piuttosto alla questione del titolo: cosa c’è da sapere?

Innanzitutto il fatto che, complice il corso degli eventi, questo è stato più di un congresso di ordinaria amministrazione. No, si è sin da subito deciso di dargli una missione precisa, uno scopo che andasse oltre il rispetto del disposto statutario, e che parte subito dal nome: “Next Generation Radicale! Costruiamo un patrimonio civile, democratico ed ecologico”. Cosa vuol dire?

Per spiegarlo, il 1 febbraio il movimento ha pubblicato un documento precongressuale (qui il link: https://www.radicali.it/wp-content/uploads/2021/02/Next-Gen-Rad.pdf): si parte dalla pandemia, dall’impatto che ha avuto sul mondo e sulla politica, e da tutte le insidie che ha teso alle democrazie liberali nel campo dei diritti e delle garanzie costituzionali, soprattutto in Italia, dove ha peggiorato situazioni già incancrenite. E poi crisi migratorie, ambientali e democratiche, un’ondata di problemi che hanno colpito in pieno l’Italia e l’Occidente, lasciando milioni di persone in preda allo smarrimento e alla ricerca di un’alternativa che le “forze democratiche” non hanno saputo dare, prestando il fianco a qualunquismo e populismo.

In un simile scenario apocalittico, Radicali Italiani non avrebbe neanche lontanamente la forza di presentarsi come alternativa, e lo sa bene. Perciò, nelle intenzioni del Congresso, non resta che contribuire a creare questo “patrimonio civile, democratico ed ecologico”, un capitale umano di dirigenti e militanti politici “capaci di offrire ai cittadini, alle future generazioni, al presente e ai prossimi governi un motore per rianimare e mobilitare l’anima della democrazia”. Penso si possa capire in che modo i Radicali abbiano (Coraggiosamente? Velleitariamente?) “puntato in alto”, con questo congresso: renderlo un’occasione non solo per il movimento, ma per tutta la politica italiana per rinascere e costruire un’alternativa reale al declino e al populismo.

Il piano prende le mosse da cinque temi trattati, in sede di Congresso, da altrettante Commissioni Tematiche: Democrazia, Diritti, Ambiente, Salute, Giustizia. Per ognuno di questi temi sono state indicate delle proposte politiche (per dirne due, facilitare l’accesso agli istituti di democrazia diretta e offrire un riconoscimento giuridico al sex-working), e delle azioni concrete da intraprendere che includono seminari, appelli in sede parlamentare, promozione dei Podcast “Eretica” (la principale voce mediatica di Radicali Italiani, n.d.r.) e collaborazioni con terzi per promuovere molte delle storiche battaglie radicali, sempre nell’idea di costruire un capitale umano di partecipazione e competenze per la società italiana nel suo insieme, e di farlo attraverso il dialogo e la conoscenza.

Radicali Italiani non è uscito rivoluzionato dal Congresso, come si può vedere già dalla scelta di riconfermare in ottima misura la dirigenza del movimento: dalla legalizzazione della marijuana alla riforma della giustizia, fino all’amore per la democrazia diretta e l’anti-partitocrazia, la tradizione radicale c’è tutta, così com’era da ben prima della guerra per le spoglie di Pannella nel post-2016. Una guerra che Radicali Italiani, nonostante i colpi incassati (come l’obbligo di dover risarcire il Partito Radicale e la Lista Pannella per una vecchia storia di debiti, risalente a ormai quattro anni fa), ha dimostrato di saper portare avanti: la mozione approvata dal Comitato Nazionale il 7 marzo, a firma Iervolino (link qui: https://www.radicali.it/20210307/mozione-generale-xix-congresso/), incomincia ringraziando i 630 iscritti e gli oltre diciottomila cittadini che hanno scelto di finanziare il movimento con il loro 2×1000, garantendogli un patrimonio di oltre 500 mila euro da utilizzare per promuovere le sue campagne. Un successo, considerando che l’anno scorso, dopo l’obbligo di risarcire il Partito di Torre Argentina, si è seriamente messa in dubbio la possibilità di continuarne l’attività politica, a meno di non ottenere almeno 80 mila euro di finanziamenti entro il 15 ottobre.

Insomma, Radicali Italiani esce forse più combattivo e deciso da questo XIX Congresso, con l’intenzione di dialogare direttamente con i partiti nazionali per cercar di riportare in auge i referendum abrogativi degli anni d’oro, e di guardare più decisamente al futuro attraverso la comunicazione online e una rinnovata coscienza ecologista, derivata anche dall’impegno personale del segretario Iervolino nella lotta alle ecomafie e nella denuncia della malagestione dei rifiuti in Campania e nel Lazio.

Infine, l’esplicita volontà di collaborare territorialmente con altri esponenti dell’area liberaldemocratica europeista (+Europa, Azione, Italia Viva, Volt, Europa Verde etc.) fa sperare nella nascita di un terzo polo “riformista” anche a livello nazionale, in un futuro che va da qui al 2023, e di un ambiente politico più ristretto del tradizionale, vago ambito del centro-sinistra, ma sicuramente più uniformemente deciso a declinare politicamente quel “patrimonio civile, democratico ed ecologico” nel modo in cui Radicali Italiani l’ha inteso, e forse, persino a realizzare l’eterno sogno dei radicali di vedersi in una casa alternativa a una destra e una sinistra ugualmente problematiche, e di poter finalmente iniziare a guardare con ottimismo la politica italiana.

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