STRAORDINARIAMENTE ORDINARIO

Ogni anno alla fine del festival di Sanremo si tirano le somme di ciò che è stato e vengono fuori polemiche, spesso inutili, sui vincitori, su alcune posizioni in classifica contestate o sugli ospiti che hanno calcato il palco. Quest’anno invece, ciò che il festival della canzone italiana ha lasciato è stato tutt’altro che sterili polemiche. I vincitori sono una Rock band  che ha portato un testo molto “poco sanremese” fatto di eccessi e critiche verso coloro che non accettano chiunque risulti diverso ai loro occhi. Un testo forte che sembra scritto per fare da sfondo all’esibizione dell’ultima serata di Achille Lauro, che chiude il festival in grande stile, rispedendo al mittente le critiche subite durante le precedenti due apparizioni alla kermesse, con tanto di audio originali risalenti a quando sono state dette quelle cattiverie che la stampa italiana e non solo ha pronunciato nei suoi confronti. La vera vittoria del festival è stata però rendere pop e mainstream tutto ciò che i giornali bigotti italiani non hanno mai accettato che lo fosse. Dal testo di Willie Peyote che ha conquistato il premio della critica nonostante fosse zeppo di critiche sociali, alle esibizioni di artisti semisconosciuti che il festival ha lanciato come Fulminacci, ColaPesce&DiMartino, Coma_Cose o Madame che ha addirittura trionfato come miglior testo, famosi solamente nella loro nicchia e in chi ascolta molta musica di tanti generi differenti. Neanche l’ultimo in classifica è uscito sconfitto dalla settantunesima edizione del Festival, ma anzi hanno vinto tutti dato che la kermesse poteva anche non essere fatta vista la situazione; ha vinto Amadeus che con estremo coraggio ha portato artisti in rampa di lancio che hanno ripagato la sua fiducia, regalando esibizioni degne di questo nome e lasciando agli annali una serata cover di un livello che non si toccava da tempo. Tanti generi e tanta musica differente, che non ha stancato nonostante serate lunghissime terminate alle 2:30 ed oltre che hanno mostrato alla gente ancora una volta l’importanza della musica e dei concerti dal vivo, un toccasana per tutti gli appassionati e non. L’unico sconfitto di queste sere è forse il pubblico, che non ha presenziato per ovvie ragioni e che si è perso uno spettacolo davvero affascinante che lo avrebbe reso fiero di essere lì. La parte più “spettacolare” del festival è stata riservata alle creazioni artistiche di Achille Lauro, che sera dopo sera ha mostrato a tutti quanta potenza abbia l’interpretazione delle canzoni, dedicando i suoi ‘quadri’ a quelle persone di cui spesso ci si dimentica facilmente, colpendo tutto il pubblico che lo ha finalmente considerato come un artista degno di questo nome che non ha più fatto gridare allo scandalo e agli eccessi, ma ha reso ‘normale’ qualcosa che fino all’anno scorso era considerata eresia sul palco dell’Ariston. La vittoria dei giovanissimi Maneskin è la ciliegina finale sulla torta, un risultato che fa bene alla musica italiana che, al netto di qualche vittoria fuori contesto, ha sempre visto trionfare canzoni pop molto radiofoniche. Il rock è invece tornato all’attenzione della massa con un gruppo che finalmente ha dimostrato cosa è in grado realmente di fare, compiendo un passo avanti rispetto agli scorsi album dove hanno probabilmente cercato di trovare la loro dimensione, tra un rock più classico come quello di ‘Chosen’ e uno più alla portata di tutti e con un’impronta pop de ‘il ballo della vita’. Zitti e buoni è la vendetta degli incompresi, di coloro che continuamente subiscono critiche e che sono emarginati da una società che sembra non voler accettare il progresso, che invece è sempre più foriero di innovazioni anche in un ambiente, come quello musicale, che sta cambiando e si sta evolvendo nonostante la radicalità della vecchia guardia, con esibizioni che a differenza di qualche anno fa danno più spazio all’interpretazione del testo e allo spettacolo più che alla mera bravura canora. Madame, Fasma e chiunque abbia usato l’autotune o un correttore vocale è da considerare cantante al pari di una più classica Orietta Berti o Annalisa, perché la musica è questa: diversa e in continua evoluzione. Sanremo ha dimostrato all’Italia intera, nell’evento musicale più importante in assoluto del nostro Paese, che si può rendere ‘ordinario’ e mainstream ciò che qualche anno fa era considerato fuori dall’ordinario, accogliendo le nuove mode musicali, non attaccandosi ai canoni classici che ormai risultano obsoleti e superati, ma integrando le nuove innovazioni che, piacevoli o meno, rispecchiano ciò che è attualmente “La canzone italiana”.

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