Battaglia per la Luna – Come leggere l’intesa russo-cinese per il nostro satellite

Il 9 marzo, in collegamento streaming quasi ai due capi opposti dell’Asia, i massimi dirigenti delle agenzie spaziali di Russia e Cina hanno siglato un memorandum che ha colto molti, forse quasi tutti alla sprovvista: i due giganti del settore aerospaziale collaboreranno alla costruzione di una stazione scientifica sulla (o in orbita attorno alla) Luna.

Lo ha annunciato Roscosmos sul suo sito ufficiale, nel pomeriggio: una ventina di righe danno un’idea generale sull’intesa raggiunta, dentro cui c’è anche la creazione di un sistema di lancio ad accesso aperto per i partner internazionali. “La Stazione Lunare Scientifica Internazionale è un complesso di strutture di ricerca sperimentali creato sulla superficie e/o nell’orbita lunare” spiega Roscosmos, “progettato per portare avanti ricerche multidisciplinari polivalenti, inclusa l’esplorazione e l’uso della Luna”. La cooperazione fra Mosca e Pechino, basandosi su premesse tanto ambiziose, non potrebbe non includere anche le missioni lunari previste dai due Paesi, e la creazione di un Data Center comune per l’esplorazione della Luna e dello spazio profondo.

Come ogni accordo internazionale sullo spazio, il comunicato della Roscosmos è maledettamente sdolcinato quando parla di “scopi pacifici nell’interesse dell’umanità tutta”, ma non è difficile trovare un senso ben più concreto e strategico a ciò che si è pattuito. E così il modo in cui c’entra Washington, immancabilmente.

La delegazione cinese presente alla firma, disposta attorno al direttore della CNSA Zhang Kejian.

Intanto, come si traduce nel breve (o medio) termine questa nuova intesa? Nella notizia pubblicata da Roscosmos si fa esplicita menzione di un accordo per la cooperazione fra Russia e Cina nell’ambito delle future missioni del Luna-Resurs-1 (russa) e della Chang’e-7 (cinese). E qui ci ricordiamo subito di un elemento importante, ossia che i progetti russi e cinesi per la Luna, nel breve come nel lungo periodo, si somigliavano già molto.

A farla breve: Luna-Resurs-1 (lander della missione Luna 27) fa parte del programma russo Luna-Glob, di cui è l’ultima missione programmata, mentre la Chang’e-7 è la penultima del Piano di Esplorazione Lunare della Cina. È quasi imbarazzante vedere l’abisso di risultati che separa i due programmi: Luna-Glob nacque verso la fine degli anni Novanta, come proseguimento del programma sovietico Luna finito nel ‘76, ma nel corso degli anni è stato abortito e/o rimandato svariate volte, tanto che la prima missione prevista (Luna 25), da che doveva avvenire nel 2012, verrà forse lanciata entro quest’anno; il programma cinese invece si è mosso come un bull-dozer in questi anni, e con il successo della Chang’e-5 l’anno scorso si prepara ad entrare, dal 2023, nella sua quarta e ultima fase: costruire una stazione di ricerca robotizzata sulla Luna.

Luna 27 e Chang’e-7 nascono perciò come dei gemelli separati alla nascita: entrambe da lanciarsi nel 2024 (o ’25), entrambe nei pressi del Bacino Polo Sud-Aitken, entrambe per studiare la composizione chimico-mineralogica del sito, cercare risorse sfruttabili e soprattutto ghiaccio d’acqua. E infine, entrambe preludio ad una colonizzazione stabile del satellite, prevista da entrambi gli attori per dopo il 2030 e prima del 2045. Una coincidenza di obiettivi pressoché completa, che rendeva una collaborazione bisognosa solo di un’ultima ragione per partire. Una motivazione di tutt’altro ordine, prettamente politica, che gli Stati Uniti hanno saputo egregiamente fornire.

Firmati il 13 ottobre 2020, gli Accordi Artemis sono il principio di una collaborazione internazionale alla realizzazione del programma Artemis, e un successo per la politica estera aerospaziale americana.

Nel 2019, Mike Pence ha annunciato che gli americani puntano a tornare sulla Luna nel 2024; nel 2020, la NASA ha lanciato sotto l’amministrazione Trump gli Accordi Artemis con dei partner internazionali, accordi che potrebbero cambiare radicalmente il diritto spaziale (questi effetti potenziali, a mio parere, sono così rilevanti da meritare un articolo a parte) in favore degli Stati Uniti; e infine, nel 2021, il nuovo POTUS ha riaffermato l’interesse americano per il ritorno sulla Luna, chiedendo al Congresso un aumento del 12% dei finanziamenti per Artemis. La NASA è un gigante lento e pesante, ma resta sempre il gigante fra le agenzie spaziali, con un budget che nemmeno Roscosmos e la CNSA cinese insieme possono eguagliare; e ora, con uno stuolo di contractor civili al seguito (fra cui SpaceX, che da sola riesce a competere con agenzie spaziali nazionali) sta tornando ad avanzare verso la Luna. Sommiamo le tensioni geopolitiche fra Washington e Pechino, o Washington e Mosca, e allora la notizia che Cina e Russia hanno deciso di collaborare ci sembrerà nemmeno prevedibile, ma semplicemente necessaria.

In questi mesi si stanno tracciando gli schieramenti di una nuova corsa allo spazio, in cui l’Europa da un lato contribuisce attivamente a realizzare Luna 27 e cerca intese con la Cina, dall’altro vede alcuni Paesi membri (Italia e Lussemburgo, per ora) sottoscrivere gli Accordi Artemis. Gioca insomma, nell’ambito della battaglia per la Luna, un ruolo tecnicamente di supporto e politicamente ambivalente, attributi che, probabilmente, renderanno questo ruolo anche marginale.

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2 risposte

  1. 15 Marzo 2021

    […] i russi definissero gli accordi troppo “statunicentrici”, e contribuito a far arrivare all’attuale asse Mosca-Pechino per la Luna. La grande assenza dell’ESA negli accordi, così come quella di Francia, Germania e […]

  2. 11 Aprile 2021

    […] la prima volta, la ISS rinnoverà la sua operatività per altri quattro anni, la Russia e la Cina lanceranno altre due missioni robotiche verso la Luna, gli Stati Uniti ci ritorneranno con un equipaggio umano […]

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