LA DISUGLIANZA AL TEMPO DEL COVID

È cosa nota che nel nostro mondo siano presenti numerose disuguaglianze e che queste disuguaglianze si siano accentuate nel corso della pandemia. Tutti abbiamo potuto vedere, nel nostro piccolo, come anche solo la presenza o meno di una connessione internet possa cambiare profondamente la nostra percezione dei vari periodi di quarantena. Giusto per fare un esempio e omettendo volutamente i discorsi più ampi e complessi, è evidente come le diverse possibilità di accesso ai trattamenti sanitari, psicologici e psicoterapeutici hanno marcato un solco enorme tra chi poteva permetterselo e chi no.

Ovviamente le disuguaglianze e le contraddizioni del quotidiano si ritrovano anche nei rapporti di forza mondiali e la disastrosa situazione pandemica accentua la cosa, mettendo in mostra un lato grottesco dell’uomo che anche nelle peggiori situazioni non riesce a collaborare. È pur noto che le possibilità di accesso a risorse, materiali, cure ecc. sono diverse a seconda del paese, fatto che inoltre è purtroppo largamente accettato. Questo non rende meno preoccupante e disastrosa la presenza di una coì grande disuguaglianza nell’accesso alle vaccinazioni tra i vari paesi.

Uno dei pochi punti su cui quasi l’intero arco politico concorda (almeno a parole) in questo periodo di crisi è che solo con unità e collaborazione si riuscirà ad uscirne in una maniera quantomeno decente. Gli appelli alla solidarietà e alla collaborazione internazionale si sono sprecati, ma alla prova dei fatti quello che doveva essere un terreno su cui costruire una collaborazione più profonda si è rivelata un’arena solcata da lotte all’ultimo sangue. La corsa per accaparrarsi i vaccini si è rivelata spietata e, come riportato sopra, i paesi del cosiddetto Primo Mondo si sono aggiudicati la maggioranza delle dosi peggiorando situazioni già precarie nei paesi meno ricchi. Gli appelli alla collaborazione si sono spenti non appena è risultato evidente che si poteva sopravvivere sulla morte altrui (di questo ne abbiamo parlato in maniera più approfondita in un altro articolo https://lagenerazione.it/2021/03/12/la-guerra-dei-vaccini/). Se adesso la situazione è drammatica, gli effetti peggiori li vedremo quando i paesi più ricchi ne usciranno in una (rinnovata) posizione di forza e tenteranno di approfittare (politicamente ed economicamente) della disparità (ulteriormente) ampliata dalla pandemia.

Questa situazione ci mostra un’ennesima volta come ancora oggi gran parte dei rapporti internazionali si basino su una mentalità aggressiva, a tratti coloniale, che seppur sedata e mascherata in tempi (più) tranquilli, si ripresenta con tutta la sua aggressività in momenti di crisi, in cui non è tollerabile che l’Altro possa arrivare prima o alla pari (soprattutto quando questo Altro è considerato arretrato o inferiore).

I dati sulla distribuzione mondiale dei vaccini sono agghiaccianti. I dati riportati da varie associazioni e ONG come Oxfam e Amnesty, riunite insieme ad altre nella coalizione People’s Vaccine Alliance, mostrano come circa il 14% della popolazione mondiale, proveniente dai paesi più ricchi, avrà accesso al 53% dei vaccini attualmente sul mercato, lasciando al restante 86% meno della metà. Quanto riportato da giornali e laboratori statistici ci mostra come in buona parte dei paesi più poveri o con popolazione a rischio la campagna di vaccinazione non sia neanche cominciata per mancanza di risorse materiali (il vaccino stesso) e finanziarie; il dato fondamentale da tener presente è infatti che nell’intero continente africano solo 5 Stati hanno cominciato il programma di vaccinazioni, con poche migliaia di individui vaccinati (dati al 28/02/21).

A concludere il quadro drammatico c’è l’ipotesi avanzate da vari giornali ed analisti che se la situazione non dovesse cambiare in alcuni paesi la prima dose di vaccino non verrà distribuita prima del 2024! Senza considerare la profonda ingiustizia di questo dato è bene rimarcare la profonda miopia di questa mossa che rischia di destabilizzare situazioni già precarie ma che potrebbe portare grossi danni anche a livello mondiale, soprattutto se consideriamo il proliferare costante di nuove varianti regionali del virus: da ora al 2024 quante volte potrà mutare?

In concomitanza con le politiche di acquisto aggressive, motivo di ulteriori problemi e ritardi nella produzione e distribuzione dei vaccini è un altro fattore, spesso sottovalutato nel discorso pubblico: le politiche delle multinazionali farmaceutiche. Numerose indagini condotte da enti indipendenti hanno dimostrato che a generare scarsità di vaccini, oltre alle difficoltà logistiche (come il reperimento delle materie prime) e ai tempi dilatati per adeguare gli impianti ad un carico di richieste mai visto prima, sono le politiche volte a generare scarsità del bene per mantenere il prezzo elevato. Questo avviene non solo tramite politiche “attive”, come il rallentamento della produzione con ritardi vari ed eventuali, ma anche rifiutando di concedere il brevetto ad altre industrie o Stati per produrre i vaccini su licenza, nonostante le capacità produttive siano giunte alla soglia limite di sopportazione (e i tagli costanti che vediamo nelle consegne sono una delle conseguenze).Credere che questa gestione sia giusta e che tali comportamenti siano tollerabili è una grossa sconfitta per tutti, poiché certifica definitivamente che l’illimitato (e si sottolinei illimitato) profitto ha maggior priorità rispetto alla salute e al benessere degli esseri umani.

UN (PICCOLO) APPELLO FINALE

Su ognuno di questi punti si sono già espressi numerosi esperti, giornalisti e professori, e molto del dibattito pubblico sui vaccini gira intorno a loro. Le parentesi che potrebbero essere aperte sono molte, i collegamenti che si potrebbero fare ancora di più. Io nel mio piccolo auspico solo che il paradigma cambi velocemente e che sia incentivato lo sviluppo di vaccini pubblici, si costringa le case farmaceutiche a rispettare gli accordi (come minimo, altrimenti l’esproprio temporaneo dovrebbe essere seriamente una possibilità, almeno teorica o come minaccia) e che definitivamente il vaccino venga considerato come Common Goods (concetto ben diverso da quello di pubblico), come la richiede la People’s Vaccine Alliance. I miei sono semplici auspici da persona comune, ma è evidente che o ne usciremo insieme (tutti, in maniera paritaria e solidale) o ci troveremo in un mondo ancora peggiore rispetto a prima, sull’orlo del baratro.

Potrebbero interessarti anche...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.