Le dimissioni congiunte Bonino-Della Vedova e il futuro di +Europa: c’è davvero qualcosa da dire?

A volte penso che, qualunque sia l’edificio in cui è nata l’idea di fondare il Partito Radicale, fosse stato costruito su un cimitero indiano riservato a sciamani rancorosi. Non si spiegherebbe altrimenti come tutta la storia radicale, sin dalla misconosciuta epoca del pre-Pannella e della continuità azionista, sia stata un susseguirsi di litigi: prima il caso Piccardi negli anni Sessanta, poi le infinite liti fra Pannella e i dissidenti interni, poi la rottura fra Pannella e Bonino, infine, dopo l’auto-vaporizzazione del Partito e la morte del suo lìder maximo, la patetica guerra tutti-contro-tutti in cui versa il mondo radicale ancora oggi. E nonostante la discutibilità della sua piena appartenenza a quel mondo, +Europa non ne è affatto esclusa.

Quando questo articolo verrà pubblicato, la notizia dell’uscita di Emma Bonino e delle contestuali dimissioni-farsa di Della Vedova sarà già fredda, inghiottita dal vortice mediatico italiano. Ma tanto vale spendere qualche riga per cercare di fare il punto su quanto accaduto, e dirci quel che tutti già sappiamo sul destino del partito.

Tutto è partito dalla discussione in merito al congresso venturo, e delle modalità in cui dovrebbe svolgersi. Negli ultimi tempi, una sezione dell’Assemblea Nazionale apparentemente comandata dal vicesegretario Piercamillo Falasca ha fatto presente un aumento vertiginoso del numero di iscrizioni; dopo quel che è successo all’ultimo congresso, dopo che la vittoria di Della Vedova grazie ai pullman di Tabacci è diventata un meme e motivo di vergogna per molti attivisti del partito, una certa preoccupazione è sorta in quest’ala di +Europa, che perciò ha mosso una mozione di sfiducia al tesoriere Valerio Federico, che per statuto si occupa della gestione amministrativo-finanziaria del partito, e quindi anche delle quote dei neo-tesserati.

La mozione di sfiducia deve aver fatto temere molti per il proprio ruolo nel partito, e questo ha portato all’evento fatidico: per lo svolgimento del congresso sono state avanzate due proposte, una da Della Vedova e una da “anonimi”, a detta della Bonino, secondo la quale era la proposta di fare un congresso-farsa tramite cui sbarazzarsi della dirigenza, a incominciare da lei e da Della Vedova stesso, verso la quale il documento era stato particolarmente critico. Sentendosi su una lista di proscrizione, Emma Bonino ha fatto presente la mattina delle idi di marzo (ironia della sorte) la sua presa di distanza dal partito, essenzialmente dicendo “non siete voi che mi cacciate, me ne vado io”, e dicendosi anche pronta a rinunciare al suo seggio da senatrice.

Nel pomeriggio, Della Vedova ha presentato le proprie dimissioni, ma non per farsi da parte davvero: il suo è stato un espediente per forzare la mano e costringere il partito, a norma di Statuto, a svolgere il congresso entro tre mesi dalle sue dimissioni, mentre il potere passa ad interim nelle mani della presidentessa Simona Viola. Della Vedova lo ha poi detto apertamente: si candiderà alla segreteria al prossimo congresso, confermando di voler innanzitutto svolgere il congresso il prima possibile, non certo di voler lasciare il posto. Questo, considerando l’impennata di iscrizioni di cui parlano i falaschiani, sembrano far presagire un remake del precedente congresso, ma non voglio certo fare insinuazioni sulla correttezza dell’uscente segretario Della Vedova; sarà quel che succederà nei prossimi mesi, a dire se facciamo bene a concedergli il beneficio del dubbio.

Insomma, una guerra intestina in piena regola. Una cosa è certa sul suo risultato: senza la Bonino, +Europa può anche sciogliersi. È brutto a dirsi, ma un partito così strettamente e così lungamente legato a una singola figura, soprattutto se di poca rilevanza, difficilmente sopravvive ad un’uscita di questa, specie se causata da una lotta di potere. Marco Cappato è uscito da +Europa a seguito della vicenda dell’ultimo congresso, perciò possiamo dire con certezza che il partito sia ormai a corto di personalità di spicco: una riconferma di Della Vedova alla segreteria sarebbe deludente per molti, troppi militanti, e una qualche altra figura alternativa (Falasca? Magi?) sarà quasi certamente altrettanto debole.

+Europa ha perso la segreteria e il suo leader di fatto in un solo giorno, e non c’è davvero molto da dire sul suo futuro: considerando le ultime prese di posizione di Calenda, affermando la distanza di fondo fra Azione e gli altri della “sinistra” (M5S e LeU innanzitutto) e il rammarico per il disastro occorso dentro +Europa, è ragionevole presumere che questo andrà assolutamente a vantaggio della sua leadership all’interno del nascente polo liberaldemocratico, in cui potrebbe incontrare forse solo la concorrenza di Cottarelli (che presiede l’iniziativa Programma per l’Italia, di cui sia +Europa che Azione fanno parte). Ugualmente, possiamo aspettarci che molti elettori di +Europa corrano nelle sue braccia nei prossimi mesi, risultando in una possibile “piueuropeizzazione” di Azione: il partito avrà istanze più forti sui diritti civili? Si sposterà su posizioni relativamente più liberiste? E il suo rafforzamento che effetti avrà sul centro liberaldemocratico che sta lentamente prendendo forma?

Ci sarà tempo per rispondere a queste domande. Intanto, possiamo dirlo senza sbilanciarci troppo: +Europa sta morendo, alfine, e inizierà la battaglia per il suo cadavere. Non che ci sia mai stato molto per cui lottare, in realtà.

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