Il Motore della Storia

“Siamo come nani sulle spalle dei giganti” 

La frase lo so, era riferita ad altro, ma non saprei come esprimere meglio la mia sensazione nell’accingermi a scrivere qualsiasi cosa riguardo Napoleone Bonaparte. A 200 anni dalla sua morte è ancora assai arduo darne un giudizio, e non solo sul suo operato politico, sulle sue gesta militari, sulle sue idee e ambizioni, ma anche sulla complessa personalità e individualità di quel piccolo generale corso che plasmò un’epoca, quella Napoleonica appunto. Chi era Napoleone Bonaparte quindi? Un Genio militare? Il primo Imperatore dei Francesi (e forse l’ultimo Imperatore d’Europa)? Oppure un legislatore, un uomo che ci consegnò i moderni codici, e che rivoluzionò l’apparato dello stato aprendolo alla odierna contemporaneità? Ciò che è certo è che Napoleone è stato semplicemente immenso, e che il suo passaggio in quel turbinio di caos che è la storia dell’uomo, ha cambiato radicalmente il corso della stessa. Napoleone è stato un motore del mondo, un uomo che dà solo ha sancito il passaggio dall’età moderna a quella contemporanea, inserendosi in un processo di rivoluzione già in atto ma che grazie a lui travalicherà le frontiere della sua Francia per travolgere tutta Europa

Sarebbe dunque impossibile definire in un testo solo il quadro che il pittore corso ha dipinto per i posteri, e nemmeno sarebbe corretto sminuire in poche frasi la storia della sua vita e delle sue gesta. Cosa può fare quindi un uomo di oggi per comprendere questo mostro sacro del passato, se non leggere ciò che altri grandiuomini hanno scritto su di lui? Perché questo è forse l’aspetto più importante e intrigante della personalità di Napoleone Bonaparte:egli fu innanzitutto un’idea, incarnata da una figura che muove a cavallo, che attraversa l’Europa del tempo modificando confini, stati, dinastie e scuotendo nel profondo la civiltà del tempo. Di lui dirà così il grande filosofo idealista tedesco Georg Wilhelm Friedrich Hegel, che sul passaggio del generale nella città di Jenascrive:

“Ho visto l’Imperatore, quest’anima del mondo, cavalcare attraverso la città per andare in ricognizione: è davvero un sentimento meraviglioso la vista di un tale individuo che, concentrato in un punto, seduto su un cavallo, abbraccia il mondo e lo domina” 

Un’idea totalizzante, quasi il compimento della storia, raccolta in un piccolo uomo a cavallo. Ma non è solamente questo, perché Napoleone è l’anima del mondo, colui che, per l’appunto, anima la realtà, la riempie di vita e di significato. E’ un logos che pervade tutto e tutti e incanta il professore a tal punto da far emergere in lui un sentimento di stupore puro e palpitante

Ma non il maestro tedesco non è il solo a restare folgorato da tale figura, a rimanerne estasiati sono tanti: poeti e letterati, filosofi e uomini di stato, ma anche pittori, come il francese Jacques Louis David, il massimo narratore della rivoluzione francese e dell’epoca napoleonica dal punto di vista artistico, che dedica all’Imperatoremolteplici opere. La più emblematica è forse il suo Napoleone che valica le Alpi, celeberrimo quadro che raffigura un giovane generale in marcia verso l’Italia. Come un vero eroe classico, al cui ideale lo stesso Napoleone si rifarà più volte, egli è a cavallo alla testa dei suoi uomini, con un mantello scosso dal vento in un moto impetuoso verso la bufera della guerra. Un dipinto che esprime tutto il lato militare e bellicista del generale corso, ma ben diverso invece dalla seconda opera più famosa su Napoleone Bonaparte, quella sulla sua incoronazione. Non più un uomo, non più un contesto di guerra, non più un singolo ritratto di una persona che prende tutto lo spazio, reclamandolo a se. Il Napoleone Bonaparte dell’incoronazione è già divenuto idea, si è elevato dai comuni mortali cingendo intorno a se la corona imperiale, un ruolo sacrale che viene rivestito da un uomo che è arrivato al potere da solo. L’autoincoronazione che è un atto di forza, di autoaffermazione, di autocoscienza, si potrebbe dire, ma è tuttavia anche un gesto simbolico, di un riscatto, di una ribellione al vecchio regime politico dominato, tra gli altri, dalla chiesa. Non è più il Papa a incoronare il sovrano ma esso stesso che legittima in sé e nelle sue opere il suo potere, e che avoca a sé un mandato, in nome della nazione

E quale elogio massimo non ci potrebbe fornire un altro autore contemporaneo, quale l’italiano Ugo Foscolo, che in un’orazione scrive di lui:

“Te dunque, o Bonaparte, nomero con inaudito titolo: Liberatore di Popoli e Fondatore di Repubblica! Così tu alto, solo, immortale, dominerà l’eternità, pari agli altri grandi nelle gesta e ne’ meriti, ma a niuno comparabile nella intrapresa di fondare nazioni” 

E ha fondato nazioni colui che tutta l’Europa, indirettamente o direttamente, trasformò, dando vita a quel processo che vedrà sorgere le grandi nazioni moderne, tra le quali anche la nostra. Ma è su quell’immortale, su quel gesto indistruttibile e inossidabile che mi voglio soffermare, ovvero sull’idea che, morto l’uomo, il suo ricordo al contrario continui a sopravvivere. E così ai posteri dolcemente ha concesso la sua lirica un altro italiano Alessandro Manzoni, che sulla morte a Sant’Elena del grande motore del mondo scriveva

“Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita

la terra al nunzio sta,

muta pensando all’ultima

ora dell’uom fatale;

nè sa quando una simile

orma di piè mortale

la sua cruenta polvere

a calpestar verrà.

Lui folgorante in solio

vide il mio genio e tacque;

quando, con vece assidua,

cadde, risorse e giacque,

di mille voci al sonito

mista la sua non ha:

vergin di servo encomio

e di codardo oltraggio,

sorge or commosso al subito

sparir di tanto raggio:

e scioglie all’urna un cantico

che forse non morrà.

Dall’Alpi alle Piramidi,

dal Manzanarre al Reno,

di quel securo il fulmine

tenea dietro al baleno;

scoppiò da Scilla al Tanai,

dall’uno all’altro mar.

Fu vera gloria? Ai posteri

l’ardua sentenza: nui

chiniam la fronte al Massimo

Fattor, che volle in lui

del creator suo spirito

più vasta orma stampar.

La procellosa e trepida

gioia d’un gran disegno,

l’ansia d’un cor che indocile

serve, pensando al regno;

e il giunge, e tiene un premio

ch’era follia sperar;

tutto ei provò: la gloria

maggior dopo il periglio,

la fuga e la vittoria,

la reggia e il tristo esiglio:

due volte nella polvere,

due volte sull’altar.

Ei si nomò: due secoli,

l’un contro l’altro armato,

sommessi a lui si volsero,

come aspettando il fato;

ei fe’ silenzio, ed arbitro

s’assise in mezzo a lor.

E sparve, e i dì nell’ozio

chiuse in sì breve sponda,

segno d’immensa invidia

e di pietà profonda,

d’inestinguibil odio

e d’indomato amor.

Come sul capo al naufrago

l’onda s’avvolve e pesa,

l’onda su cui del misero,

alta pur dianzi e tesa,

scorrea la vista a scernere

prode remote invan;

tal su quell’alma il cumulo

delle memorie scese!

Oh quante volte ai posteri

narrar se stesso imprese,

e sull’eterne pagine

cadde la stanca man!

Oh quante volte, al tacito

morir d’un giorno inerte,

chinati i rai fulminei,

Le braccia al sen conserte,

stette, e dei dì che furono

l’assalse il sovvenir!

E ripensò le mobili

tende, e i percossi valli,

e il lampo de’ manipoli,

e l’onda dei cavalli,

e il concitato imperio,

e il celere ubbidir.

Ahi! forse a tanto strazio

cadde lo spirto anelo,

e disperò: ma valida

venne una man dal cielo,

e in più spirabil aere

pietosa il trasportò;

e l’avviò, pei floridi

sentier della speranza,

ai campi eterni, al premio

che i desidéri avanza,

dov’è silenzio e tenebre

la gloria che passò.

Bella Immortal! Benefica

fede ai trionfi avvezza!

Scrivi ancor questo, allegrati;

chè più superba altezza

al disonor del Golgota

giammai non si chinò.

Tu dalle stanche ceneri

sperdi ogni ria parola:

il Dio che atterra e suscita,

che affanna e che consola,

sulla deserta coltrice

accanto a lui posò.”

Immortale, come fosse divino, come quel divino che lui stesso con le sue imprese aveva voluto sfidare in grandezza. Un primo superuomo, dirà ancora Nietzsche parlando di lui oltre mezzo secolo più tardi 

“Napoleone, questa sintesi di disumano e di supermano”

Ma d’altronde nessuno capirà mai fino in fondo il grande Napoleone Bonaparte. E, per concludere, voglio citare un ultimo episodio della vita di Napoleone, che particolarmente mi sta a cuore, quell’evento che forse più di tutti gli altri ha immortalato ilpiccolo generale corso ai posteri: la battaglia dei tre imperatori, la “battaglia perfetta”, la battaglia di Austerlitz, un capolavoro tattico dal mio punto di vista con pochi precedenti nella storia militare e senza eguali in quella successiva, un successo senza eguali che fece tremare il mondo come non mai. E di fronte a quell’atto supremo, umiliando ancora una volta quei nemici superbi che per tutta la vita faranno finta di guardarlo dall’alto, in realtà temendolo, non si può che restare deliziati. E quindi eccolo lì, quel capolavoro, che insieme a molti altri ancora oggi di Napoleone Bonaparte mi fa semplicemente dire: oggi è morto un grande della storia, forse, il più grande della nostra modernità

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