Seid Visin: una di tante vittime.

È da un paio di giorni che circola la triste notizia della scomparsa del giovanissimo esponente sportivo Seid Visin.
Una notizia che ha sconvolto certamente non solo il mondo dello sport ma tutto il Paese a partire dai cari del mio coetaneo.
Personalmente mi asterrò dal parlare troppo della questione in sè, non è mio posto in primo luogo come estraneo ai fatti, e in secondo luogo mancando delle competenze “mediche” che potrebbero essere al contempo necessarie per spiegare il triste episodio.
Ciò che vorrei fare io è porre luce sul concetto più generale, quello che viene invece ora strumentalizzato. La depressione.

Sono cosciente che il tema che sto trattando in questo articolo è uno di grande peso, da trattare con le pinse, non certamente alla leggera, e per questo motivo cercherò di essere il più attento possibile.
Ho scritto già in un precedente articolo () come i ragazzi appartenenti alla mia generazione, o nella mia lunghezza d’onda di età, siano di un carattere “particolare”. La maggior parte vive nell’incertezza costante, del proprio futuro, del momento, della propria esistenza. La pandemia ha certamente dato poi un colpo non indifferente a una psicologia già molto fragile, di una generazione che non ha molte fortune a paragone dei suoi nonni e genitori. Spesso è proprio da questi ultimi che si è vista rubare il proprio futuro. In vita privata, nel mondo politico, e non solo.

Insomma se già in maniera generale molti giovani oggi si vedono in difficoltà per molti aspetti, la cosa va complicandosi sempre, come tutto, approfondendo l’argomento. È ovvio che non tutti soffrono di queste disperazione, o almeno non tutti allo stesso modo.
E per chi ne soffre di più, spesso si tratta di una battaglia che si combatte da solo. Nessuno probabilmente sà completamente cosa fa soffrire chi soffre. Perchè ? I motivi sono tanti, si possono immaginare, non voler far stare in pensiero propri cari, può essere una decisione propria di non coinvolgere nessuno, affrontare appunto la situazione da solo, ogni caso è singolo.

Seid è l’episodio che può far riflettere.
Può essere l’immagine che presa nel modo giusto faccia luce sul dolore psichico che colpisce molti ragazzi oggi. Il fatto che solo chi soffre, e forse poche persone vicine sono a conoscenza del motivo del dolore rende ancor più difficile contrastare questo male e renderlo noto. Spesso un ragazzo che affronta tali problemi se cerca di mandare dei primi messaggi per “testare le acque” può incontrare degli scogli per così dire. Può non essere preso seriamente da più grandi, che possono considerare le sue parole semplici esagerazioni infantili, ma anche i suoi coetanei potrebbero non cogliere i veri significati di richieste d’aiuto travestite.

Fino ad ora ho parlato dei ragazzi più giovani, di questa generazione, ma con ciò non intendo dire che magari anche chi appartiene a quelle “generazioni fortunate” precedenti non soffrano anche loro di questo male interiore. No. Semplicemente chi è più giovane oggi è come se avesse rotto, o meglio iniziato a rompere il tabù della salute mentale, da sempre considerata di serie b.
Sono i ragazzi di oggi che stanno iniziando a preoccuparsi della propria mente non troppo sana, e riconoscono magari di più il valore di tale sanità.
Ciò che posso dire in conclusione è di tentare di non strumentalizzare la morte di un ragazzo, ha già sofferto abbastanza in vita e non merita essere usato così. Se si vuole riflettere sull’accaduto si faccia, ma si cerchi il più possibile di imparare qualcosa.

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