Sblocco dei licenziamenti: il rischio di una catastrofe

Dal primo luglio è arrivato quello che molti definiscono lo “sblocco dei licenziamenti ” manovra che però nei fatti – anche dopo le consultazioni con i sindacati – non è quello che si penserebbe a primo impatto. Di fatto i licenziamenti rimangono proibiti ancora in alcuni settori “tutelati” come quello tessile, mentre in altri ancora sono presenti comunque dei “paracadute” sociali – mediante la cassa integrazione – che coinvolgono fino alla fine dell’anno i lavoratori che vi ci lavorano. Insomma si può dire che più o meno per la maggior parte delle persone sono salve l’estate e le vacanze di natale.
Ma dopo il 31 dicembre che succede ? I problemi non scompaiono semplicemente prorogandone la soluzione, e anche il più favorevole all’uso di soldi pubblici per la tutela sociale sa che non è sostenibile un gettito economico del genere in eterno, inoltre per sostenere tali spese si è ricorso e probabilmente si ricorrerà anche a del debito aggiuntivo, e anche se “buono”, troppo debito è comunque un problema.

Dunque sarà necessario in questo intervallo di tempo capire come fare per evitare che a quasi cento anni di distanza si verifichi una nuova grande depressione, capace anche di portare con sè un grande terremoto sociale.
Per avere una piccola idea di cosa si rischia non è necessario andare troppo indietro nel tempo, basta tornare a pochi mesi fa, ad Ottobre scorso, ci siamo già dimenticati le sommosse che hanno messo sottosopra varie città del nostro Paese ? All’ora dissi che non andavano semplificate considerandole azioni camorristico cammuffate e ne sono fortemente sicuro di questa cosa, ciò però non significa che è da scartare una possibile alimentazione e/o coinvolgimento aggiuntivo di bande di criminalità organizzata in eventuali nuove rivolte di crisi sociale e che queste stesse bande criminali non provino ad attrarre persone che potrebbero trovarsi in difficoltà.

Se lo sblocco dei licenziamenti viene preso sottomano si rischia l’ecatombe, un collasso che come una reazione a catena coinvolgerà ogni parte della società e che per l’economia del Paese può essere un colpo invalidante.
Inoltre va evidenziata un’ultima cosa. Se tale catastrofe economica dovesse presentarsi, i danni rischiano – visto il periodo precedente la pandemia costituito già da decrescita e bassa crescita – di durare a lungo, mettendo un peso non indifferente più che alle generazioni presenti su quelle future.
Si rischia di aggiungere sale su un taglio già grande per i giovani di oggi che si vedono un futuro incerto da molti lati già escludendo una nuova crisi economico-sociale.
Resta quindi da sperare che la politica affronti seriamente questo problema e che si mostri abbastanza responsabile – almeno in questo caso – per pensare al futuro.

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