L’Europa che reagisce: la Von der Leyen blocca i fondi europei all’Ungheria

Dopo l’approvazione della controversa legge anti-LGBT+ in Ungheria da parte di Orban, la decisione dell’esecutivo europeo è arrivata: sospendere i 7,2 miliardi di euro destinati all’Ungheria nell’ambito del Recovery Fund post-pandemico.

La legge, infatti, è in aperto contrasto con l’articolo 3 comma 2 (ex articolo 2 del TUE) del Trattato sull’Unione Europea: “L’Unione combatte l’esclusione sociale e le discriminazioni e promuove la giustizia e la protezione sociali, la parità tra donne e uomini, la solidarietà tra le generazioni e la tutela dei diritti del minore.”

La presidentessa della Commissione Europea ha dichiarato quanto segue in seguito allo scorso Consiglio Europeo del 24 e 25 giugno: “La nostra discussione allo scorso Consiglio Europeo sulla nuova legge ungherese è stata molto personale e piena di emozioni. Questa legge è vergognosa. Contraddice i valori fondamentali dell’UE. E utilizzerò tutti gli strumenti della commissione per difendere questi principi”.

Le risposte della politica italiana non si sono fatte attendere: dalla Meloni, leader di Fratelli d’Italia e alleata del Primo Ministro ungherese accusato di star instaurando una dittatura mascherata nel suo Paese, che ha parlato di ricatto da parte del governo europeo fino a Enrico Letta, segretario del Partito democratico, che ha invece ribadito la divisione tra le forze europeiste che sostengono quanto fa e dice la Von der Leyen e forze antieuropeiste in cui ha annoverato anche Salvini, che recentemente ha cercato di attuare una svolta pro-UE, pur restando vicino al contempo alla destra eurocritica, sollevando le perplessità dei più.

Ai sensi della controversa legge orbaniana perfino Harry Potter e la celeberrima serie televisiva Friends sarebbero banditi per i minori, in quanto responsabili di propagandare una inesistente “ideologia LGBT”.

Ma non è solo l’Ungheria a rischiare grosso: l’azione della Von der Leyen è più estesa e mira a contrastare qualsivoglia violazione dei diritti fondamentali in atto al momento sul territorio dell’UE, in questo senso anche la Polonia, pur non avendo ancora congelato i fondi destinati a questo Paese, è stata richiamata all’ordine da Bruxelles e invitata a provvedere quanto prima all’eliminazione delle “zone libere da LGBT” proclamate sul territorio statale.

“Essere te stesso non è un’ideologia” ha chiosato la presidentessa.

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