Voto ai diciottenni : una truffa ai danni dei giovani

8 luglio 2021, al senato viene approvata una riforma costituzionale che abbassa l’età dei votanti per il Senato della Repubblica dai 25 ai 18 anni.
Una posizione – quella di rendere più partecipi nei rapporti con il parlamento i più giovani – molto sostenuta un po’ da tutti, ma che era di fatto diventato un vero e proprio cavallo di battaglia del segretario democratico Enrico Letta  – che punta addirittura ai 16enni – nella speranza di far sembrare il proprio partito più vicino alle esigenze dei ragazzi di oggi.
A primo impatto questa riforma – che, come direbbe Alessandro Borghese, nei prossimi tre mesi può essere confermata o ribaltata mediante un referendum confermativo senza quorum – può sembrare veramente un’azione di buona volontà da parte dei nostri attuali rappresentanti, ma è dopo qualche minuto di riflessione che si vede come di fatto si tratta dell’ennesimo specchio per le allodole mentre i veri problemi vengono messi sotto il tappeto.

Esistono già diversi strumenti istituzionali e non che hanno come compito proprio quello di far valere la voce di chi non può ancora votare o far parte lui stesso del parlamento, non è con l’età abilitante al voto che si risolvono i problemi di chi oggi si ritrova sulle spalle problemi addossatigli da chi ha vissuto la loro età prima di loro.
Quali sono tali strumenti? È giusto elencarli, non tutti li conoscono purtroppo.

●Il Consiglio Nazionale Giovani: una istituzione giovanile a tutti gli effetti, finanziato anche – seppur con pochi spicci – da soldi pubblici. Per farla semplice è come un governo che rappresenta i giovani. La maggior parte delle persone conosce le sue ramificazioni locali, i forum giovani, che appunto aiutano a dare voce ai ragazzi residenti nei vari comuni.

●Giovanili di Partito e Sindacali: Ogni partito, dal più piccolo al più grande ha una sua giovanile, che dovrebbe aiutare i più grandi a capire quali sono i problemi di chi è nato anagraficamente dopo i parlamentari del gruppo politico. Il Partito Democratico ha i Giovani Democratici, Fratelli d’Italia ha Gioventù Nazionale, il Partito Socialista ha la Federazione dei Giovani Socialisti, la Lega ha la Lega Giovani, LeU ha un gruppo di giovani più o meno vicini al gruppo Movimento Democratici e Progressisti che lo costituisce, e così via.
Giovanili che in molti casi lavorano in contrasto con il proprio partito perchè tentano in ogni modo di dar voce a chi non può averla non solo perchè non può votare. Anche diversi sindacati hanno le proprie sezioni giovanili, che rappresentano i giovani lavoratori o imprenditori. Quasi tutti noi poi conosciamo i sindacati studenteschi e universitari.

È proprio alle giovanili quindi che mi sento di mandare un messaggio adesso, questa è una discussione a cui noi giovani non possiamo non partecipare, si rischia che per l’ennesima volta si decida il nostro futuro senza di noi.
C’è necessità che chi rappresenta i diretti interessati alzi la voce, altrimenti si da tacito acconsento nel mettere sulle spalle dei futuri cittadini altre responsabilità di cui non solo molti non avranno conoscenza, ma sopratutto non avranno colpa.

La maggior parte dei lavoratori giovani non arriva a 1000 euro al mese. Secondo dati ISTAT datati 2017 gli stipendi medi di ragazzi tra i 20 ed i 24 anni è di 786 euro al mese. Partendo da questo aggiungiamo altra realtà ai fatti, ricordiamoci della questione meridionale, della disparità tra uomini e donne, la maggior parte dei contratti è irregolare e/o a tempo, e – ciliegina sulla torta – tre anni dopo queste statistiche è arrivata una pandemia che ha colpito nel suo complesso un’economia mai totalmente ripresasi dalla crisi del 2007/2008.
Ricordiamoci che i diciottenni hanno già il diritto di voto alla Camera, e nonostante ciò faticano a sentirsi rappresentati e a trovare soluzioni ai propri problemi, sembra poco credibile dire che dandolo al senato cambiano in modo relativo le cose.

C’è poi un’altra conseguenza umoristica a questa riforma, se si abbassa l’età abilitante al voto al Senato come si vuole spiegare l’utilità di avere due rami parlamentari che, in un bicameralismo perfetto qual è l’Italia, hanno le stesse esatte funzioni? Da una parte si può dire che avere il sistema bicamerale difende da eventuali corteggiatori del sistema a “pieni poteri” che spodesterebbero il sistema Repubblicano,  magari se si riflette attentamente è possibile trovare una soluzione a tale problema senza la necessità di due Camere, ma non è un dibattito facile questo. Insomma con questa riforma si creano problemi invece che risolverli. Il dibattito su riforme costituzionali è lecito ma non in periodi di crisi come quello che stiamo vivendo ora.

Ciò nonostante la vita per la maggior parte non è fatta da “sè”, non si vive nel tempo condizionale ma in quello indicativo presente. La riforma è ormai passata, c’è solo un modo per evitare la passività e cioè non lasciarsi andare alla rassegnazione. Con questa riforma è possibile dare più potere al sistema delle giovanili che negli ultimi tempi sembra trovarsi in crisi, ma per farlo è necessario che chi le vive se ne renda conto e ne prenda azione. Tocca alle giovanili fare i conti con queste conseguenze per evitare che nascano mutanti politicanti che dicono di rappresentare i ragazzi di domani senza competenze e capacità alcuna, il primo dito puntato ovviamente alla coppia Ferragnez.
Perchè se da un lato è possibile che magari attraverso le denunce di vari influencer escano dei punti di dibattito interessanti si rischia che nella maggior parte dei casi questi cadano nel populismo della più pura specie, quella anti-politica per lo scopo di essere tale, conseguentalmente facendo solo del male a chi questi influencer dicono di voler rappresentare.
In conclusione quindi si prenda atto di cosa questa riforma significa per il futuro del nostro Paese, e prendiamone atto sopratutto noi che dovremmo affrontare eventuali conseguenze e trovarci addosso eventuali responsabilità aggiuntive accollateci da chi del nostro futuro non interessava affatto niente o quasi.

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