La Gazzetta del Mezzogiorno: in morte del giornalismo

INTRODUZIONE
Il primo Agosto La Gazzetta del Mezzoggiorno pubblica in prima pagina un testo singolo decorato ai lati dal vuoto, dove salutava – sotto loro mano con un arrivederci – con grande affetto i suoi lettori.
Questa notizia a primo impatto potrebbe non colpire più di tanto, specialmente per qualcuno che non è del sud, ma se si pensa che la testata in questione ha passato ormai quasi 140 primavere magari è possibile iniziare a comprendere il valore effettivo della cosa.
Se non si vuole essere troppo sentimentali o pensarci eccessivamente possiamo semplificare e liquidare il discorso dicendo che il giornale non è riuscito ad attrarre lettori, che ha perso capacità di attrazione, che non si è saputo adattare ai tempi o anche che non ha saputo seguire le regole del mercato abbastanza bene.
Se però volessimo fare una riflessione più profonda allora la discussione si allarga e la risposta diventa più complessa da dare e magari ci accorgiamo che riguarda più punti.

                                   ESPOSIZIONE
La questione della Gazzetta del Mezzogiorno è un colpo duro per tutto il giornalismo e questa testata è “soltanto” un simbolo della sofferenza del giornalismo italiano.
Ritorniamo sulla questione del mercato prima soltanto sfiorata.
Il punto ovviamente non è così facilmente etichettabile con una colpa secca al metodo liberista, anche un suo antagonista sa che non è così, un approfondimento però è dovuto.
Una concezione di fede nella deregolamentazione e libero mercato auto-gestito unito a quel politichese che definisce ogni forma di finanziamento di enti per mezzo di fondi pubblici oggetto di corruzione e causa di tutti i mali esistenti sul suolo nazionale sommati come sono oggi portano sempre di più il nostro Paese sulla strada di quello che potrebbe essere definita una paraoligarchia. Ossia non proprio un’oligarchia come potremmo immaginare ma più o meno una forma simile alla antica repubblica romana, dove cioè tutto ciò che riguardasse il governo e l’attiva partecipazione dei cittadini alla vita politica dello Stato era possibile solo a chi aveva certa disponibilità economica, con la differenza che questa volta la questione riguarderà non solo la possibilità di essere eletti alle istituzioni governativi ma anche tutto quel mondo socio-culturale che comunque sono parte integrante della moderna Repubblica.
Se in una democrazia a tutti deve essere concessa la possibilità di esprimersi con ogni forma disponibile quello del giornalismo spunta tra i primi strumenti ovvi utili a creare dibbattito pubblico.
E come per la partecipazione e rappresentanza politica è giusto che lo Stato usi varie forme di ausilio per rendere tale partecipazione democratica più estesa possibile anche con eventuali aiuti economici che possano aiutare a sostenere l’onere di spesa necessarie per creare tale partecipazione è giusto che ciò valga anche per altri settori sociali. Tali aiuti statali però come quelli per la cosa pubblica sono sulla via della pensione. È infatti previsto l’azzeramento dei finanziamenti pubblici al mondo giornalistico entro il 2024.

Perchè considerare questa cosa una sconfitta? Perchè come già avviene per la politica un sostegno totalmente privato del mondo dei giornali creerebbe in primo luogo on oligopolio di poche grandi testate – cosa che tra l’altro è già quasi realtà – e in secondo luogo porterebbe alla morte stessa del concetto di giornalismo che – nonostante anche questo sia già parzialmente visibile – diventerebbe semplicemente lodare mediante articoli i vari finanziatori di questo o quel quotidiano o periodico, mentre nel caso in cui si trattasse effettivamente di notizie queste non sarebbero alla portata di tutti.
Mi limiterò poi soltanto ad un accenno – evitando di estendere come si fa spesso e volentieri il discorso sulla questione meridionale – evidenziando come con questa chiusura inoltre il mezzogiorno perde un’importante voce.

                       CONCLUSIONI
Cosa voglio dire in definitiva con questo articolo? Dalla storia della Gazzetta del Mezzogiorno credo sia necessario riflettere e cercare di imparare qualche cosa. Da quì in avanti cerchiamo di migliorare.

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